Dove tutto è regolato da permessi e dove tutto ha senso solo se munito di certificazione, dove non importa come ottenute ma ciò che conta sono le autorizzazioni, dove il “non puoi” sostituisce sempre e comunque il “se vuoi”, dove “ah ma prima devi fare quest'altra cosa”, dove “mi spiace ma non è questo il momento”...è proprio lì che senza preavviso compare l'abusivo. E quando ABUSIVO è il titolo di una raccolta di canzoni come potranno essere questi brani? Per saperlo scaricatevi gratuitamente il mio nuovo album disponibile a partire da quest'oggi sul sito www.littlebittyrecords.com
Stranger! If you, passing, meet me, and desire to speak to me, why should you not speak to me? And why should I not speak to you? (Walt Whitman 1819-1892 Leaves of Grass 1900)
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giovedì 15 settembre 2016
giovedì 1 settembre 2016
domenica 29 maggio 2016
Ecco i suoni che dalle Marche partono verso ogni possibile destinazione perché i confini non esistono per chi non si pone limiti. Come la morfologia terrestre di questa regione comprende ogni tipologia possibile è così anche per il carattere dei suoi abitanti che non manca di riflettersi anche nell’arte e nella musica che viene prodotta, sempre e comunque un vero “suono di marca” e di cui qui si va a trattare.
BUBAMARA
Ivor Pop - mandola/vocals
Steve Ford - percussion
Dave Haskins- bass
“...le Marche? Ma ne sei sicuro? Guarda che non ci troviamo mica in questa regione anzi: non ci troviamo neanche in Italia...siamo un po’ più su: nel Regno Unito, a metà strada tra Manchester e Edimburgo quindi che c’entrano i Bubamara con “suono di marca”
“Come che c’entrano, e poi chi l’ha detto che ci troviamo in un luogo così ben definito? Ci troviamo dove poggiamo i nostri piedi o meglio ancora siamo dove siamo arrivati tanto quanto siamo ancora dove siamo partiti poi...non si può mai appartenere ad un solo luogo”
“di questo passo vorresti forse dire che non abbiamo nazionalità?”
“Certo che ce l’abbiamo una nazionalità ma se la nazionalità è chiudersi in un confine senza mai uscirne meglio è rinunciarci subito”
“e ma allora senza confini ciascuno può andare ovunque senza essere controllato e pretendere di portare e prendere ciò che vuole”
L’arte e gli artisti non appartengono a nessuno se non all’umanità, e a questa danno voce. A volte le lingue in cui tali voci si esprimono sono molteplici e come i geni che compongono un qualsiasi dna alla fin fine si combinano tra loro e danno vita a...un risultato sonoro che tutto comprende, racconta una parte del passato e mostra un po’ del futuro mentre risuona il presente.
“come se quello che prendi potesse essere di proprietà di qualcuno e quello che porti fosse davvero tuo”
“così non è?”
Si può avere una appartenenza a territori più vasti di quelli rappresentati da una sola bandiera, e chi frequenta la musica si trova costantemente a ritrovare le proprie radici in luoghi molto distanti da quelli dove è nato, come uno specchio dove riconosci la tua immagine anche se non è quello di casa tua...perché dovrebbe essere altrimenti? E allora risulta molto facile cantare canzoni e suonare note nate in un qualche altrove ma che diventano anche nostre, perché si capisce che non potrebbe essere altrimenti, contenevano e contengono una parte di noi...dove siamo stati finora che non ce ne siamo mai accorti? Possiamo suonare la musica composta e suonare da chi non parla la nostra lingua? La musica parla tutte le lingue perché in tutte le lingue si può capire.
“stiamo parlando di musica e musicisti, pensi davvero che possano appartenere a qualcuno?”
“tutto e tutti hanno un proprietario”
Ecco che Ivor Pop - Steve Ford - Dave Haskins - perfetti viaggiatori dal solo bagaglio a mano, decidono di “essere” il suono del mediterraneo e in particolare modo dell’adriatico chiuso tra balcani, sud Italia e Grecia...come una nave, sicuramente pirata, che vaga di costa in costa e di porto in porto per far scendere l’equipaggio a fare festa...un approdo che ovunque trova il benvenuto.
Bubamara, che in serbo croato significa coccinella, un piccolo e colorato insetto che sfoggia solitamente un bel colore rosso e punti neri, stesso colore del curioso copricapo che prende in nome di “fez” e che ha sulla sommità un cordoncino nero; eccoli i due simboli del trio che sotto questo nome vaga al suono di mandola, basso e percussioni.
“in tanti ci provano a rivendicarne la proprietà ma la musica è il suono stesso della libertà per cui puoi metterci sopra tutti i timbri che vuoi, saranno cancellati e dimenticati prima ancora della fine di una canzone di quelle di breve durata”
“e certo allora non dovrebbero esistere gli inni nazionali”
“allora hai capito perfettamente”
Ivor Pop, girovago per l’Europa, ha saputo raccogliere gli umori e i suoni di chi l’ha ospitato e ovunque è stato attento ascoltatore prima per diventare poi squisito narratore.
Steve Ford e Dave Haskins sono perfetti per completare con la loro ritmica il pulsare dell’appassionato cuore di Ivor.
L’omaggio, da non confondersi con i tributi tanto in voga al momento, tanto sterili quanto privi di qualsiasi vera passione, è uno di quelli di chi vuol far scoprire agli altri ciò che più ama. In questo caso le sonorità delle coste del mediterraneo, così distanti dall’Inghilterra, in quest’isola approdano per ripartire immediatamente. Siamo in un mondo globalizzato e seppur “residenti” dalle parti di Durham i Bubamara sono tranquillamente arrivati (o meglio dire ritornati?) in Italia a farci sentire quello che hanno appreso e come sono riusciti a renderlo con un loro personalissimo stile.
Alcuni titoli :
Kalinifta - Lu Core meu - Pizzica di San Vito - Tarantella del Gargano, e siamo in pieno e magico Salento con le sue antiche pizziche
Il repertorio non è però unicamente dedicato all’Italia spostandosi, come si diceva, da una sponda all’altra dell’adriatico.
Questa è la loro pagina facebook dove poter trovare ogni altra informazione : https://www.facebook.com/Bubamaramusic/?fref=ts
e da qui è invece possibile ascoltarli :
p.s. sapevate che i punti neri che la coccinella porta sul dorso sono sette? Come le note musicali...
giovedì 28 aprile 2016
giovedì 21 aprile 2016
Ecco i suoni che dalle Marche partono verso ogni possibile destinazione perché i confini non esistono per chi non si pone limiti. Come la morfologia terrestre di questa regione comprende ogni tipologia possibile è così anche per il carattere dei suoi abitanti che non manca di riflettersi anche nell’arte e nella musica che viene prodotta, sempre e comunque un vero “suono di marca” e di cui qui si va a trattare.
MASQUERADE TRIO - BAL FOLK
Seguitemi per un po’ che, se vorrete, ci dirigiamo insieme verso il nord della Marche, in una delle tante serate a ballo in uno dei tanti posti dove i Masquerade Trio sapientemente dirigono le danze armati dei loro strumenti, tra bottoni pigiati e pennate di corde; pare già di sentirla la musica e i piedi che veloci si muovono sull’antica e moderna pista da ballo dove tra incroci e scambi, rincorse e finti scambi i ballerini sorridenti si lasciano condurre, e vagano nello spazio ristretto come onde eleganti e sinuose...aspettate...c’è una conversazione da ascoltare :
“...ti dispiace ripetermelo ancora? Saremmo venuti a Pesaro a fare che? “
“Ancora? Siamo venuti a sentire i Masquerade Trio, questa è una serata di Bal Folk con buona musica, ci si diverte”
“Dici? Non saprei...sono tutti così stranamente allegri e sorridenti...mica mi sembra normale”
“Ma no, ma no, è più che normale durante le serate a ballo, la gente ci viene proprio per questo, non preoccuparti, piuttosto sbrigati che stanno iniziando”
“Non esiste chi non sappia ballare, è come dire non saper camminare, non saper correre, non saper vivere, è impossibile...è una cosa più che naturale, vieni vieni”
“Bal Limousine” e subito si forma un cerchio e tenersi per mano, ondeggiando in avanti e indietro le braccia, aiuta a prendere il ritmo e far sì di riuscire a seguire il passo tutti insieme, un poco camminando e un poco saltellando fino a incrociarsi gli uomini al centro e con le donne da destra a sinistra passano davanti all’uomo, giusto il tempo di guardarsi negli occhi, un rapido sorriso e si scorre più avanti...
“guarda che io non ci ho capito niente, chi ti passa davanti, chi va a destra e chi gira a sinistra e secondo te sarebbero balli facili?”
“E’ che questo serviva da riscaldamento vedrai il prossimo andrà meglio”
“Bourrèe En Motet + Bourrée De Marrakech (Bourrée 2t)” la bourrée è un ballo strano, dove i ballerini si fronteggiano e imitando il movimento di una molla si avvicinano e si allontanano senza mai toccarsi, fino a scambiarsi di posto, come conquistando la posizione avversaria per...perderla nuovamente da lì a poco e ritrovarsi al punto di partenza.
“Visto? te lo dicevo che sarebbe stato più facile”
“facile? non direi, a me sembra che mi stiano prendendo in giro, non appena mi sembra di capire come funziona...cambiano il passo! Ma...quella chitarrina a quattro corde che sarebbe?”
“l’ukulele...non è propriamente comune sentirlo suonare nel bal folk, ti piace?”
“Elle (Valse 5t)”, perché se credevate che il valzer fosse sempre e solo il un cià cià del perenne 3/4 eccovi spiazzati contando un due tre - un due - un due tre - un due fino a sfinirvi le gambe perché...il valzer non è mica vero che sia così riposante! Valzer a cinque tempi...ma se ne possono contare tanti alti di tempi...
“che valzer sarebbe questo? Mai visto ballare in questo modo. Sicuro che quando ballano il liscio fanno questo passo per ballare il valzer? Qualcosa non porta…”
“eddai...non c’entra niente - o quasi - con il liscio, era un valzer a cinque tempi, dispari “
“Gavotte De L'Aven +Trois P'tits Points (Gavotte de l'Aven)” in schiere di quattro si avanza nella sala come fossero i raggi di una ruota, con un movimento ad arco della gamba destra che chiude la figura disegnando una sorta di ellisse e riposizionandosi pronto a ripartire, eleganti tutti attenti a rispettare le distanze fra un quartetto e l’altro...finalmente un po’ di riposo prima di...
“di nuovo tutti in cerchio? a tenersi mano nella mano? Questo cos’è un girotondo?”
“ah ah ah, aspetta che adesso ci si scatena un po’! Attenzione alla testa che potresti sentirtela girare un po’ visto che non ti è capitato con il valzer di prima”
“Jump At The Sun + Greensleeves (Circolo Circassiano)” quattro passi avanti, quattro indietro, ancora una volta, donne al centro, uomini, e poi pronti a girare usando la presa intorno alla vita come perno, veloci ciascuno spingendo e sorreggendo l’altro attenti a non travolgere le altre coppie...e più si gira veloci più si ride, neanche fossimo sugli autoscontri
“credo di non poterne più!!! Mi gira la testa”
“te l’avevo detto che ti sarebbe capitato, senti questa è una mazurka adesso ti riposi”
“riposarmi? e perché mai? Mi piace questa, senti che bello il suono dell’organetto, e che dolce ...com’è che si balla la mazurka? Ma è la mazurka del liscio?”
“La Guinguette” (Mazurka) prontamente si formano le coppie, per qualche momento di romanticismo abbracciati e coccolati in un volteggiare un due tre ma zur kà con la sospensione impercettibilmente infinita sul kà!
“non dire niente...potrei anche essere nuovamente in pace con il mondo ora...potrei anche innamorarmi seduta stante”
“è la mazurka a fare questo effetto”
“La Marianne” (Valzer in cerchio) - abbiamo già ballato il valzer a cinque tempi, che un poco aveva confuso i due protagonisti del nostro racconto, ora invece torniamo al classico, ma neanche tanto, valzer a 3 tempi dell’un cià cià ma...tutti in cerchio mano nella mano, un passo verso il centro, poi indietro e la donna che passa davanti all’uomo per cambiare di posto....e c’è anche il momento per ballare a coppie prima di riformare il cerchio
“vedi? E’ quello che succede ballando in questo modo, con così tanti scambi e passaggi dall’uno all’altro, e sei costretto a guardare tutti sugli occhi e sorridere, che dicevi prima a proposito che non ti sembrava normale vedere tutti sorridenti”
“eh? Io?”
“hai uno sguardo strano”
“Lo Fret” (Circolo Circassiano) - l’abbiamo già ballato il circolo circassiano, questa volta sarà ancora più piacevole conoscendo i passi, e allora si potrà girare ancora più veloci...
“yuuuuu”
“non posso crederci”
“Niguno Shell Yossi” - ecco una musica israeliana che, pur discostandosi nella linea melodica andando a pescare in un labirinto di note un po’ più distante rispetto a quanto ascoltato finora si assomiglia però nella danza con i ballerini in cerchio e gli scambi di coppie, i mulinelli tenendosi per la vita in un celebrazione continua di un battimani a dare gli accenti giusti alle note
“ancora, ancora forza con quella chitarra!”
“!?”
“Valse D'Amelie“ modo migliore per dirsi arrivederci non so se ci sia, l’indimenticabile mondo di Amelie che tanto rispecchia quello delle danze folk nel valzer senza tempo (eh no, non proprio è un tre tempi) che si vorrebbe ballare all’infinito. I Masquerade Trio sanno come allietare una serata, chi siano dietro le loro maschere non ci è dato saperlo (o forse sì? Organetto: Andrea Mancini; Ukulele & Chitarra: William Jordan; Chitarra & Bodhran: Fabio Andruccioli).
Buon ascolto e buoni balli con i Masquerade Trio.
1. Bal Limousine
2. Bourrèe En Motet + Bourrée De Marrakech (Bourrée 2t)
3. Elle (Valse 5t)
4. Gavotte De L'Aven +Trois P'tits Points (Gavotte de l'Aven)
5. Jump At The Sun + Greensleeves (Circolo Circassiano)
6. La Guinguette (Mazurka)
7. La Marianne (Valzer in cerchio)
8. Lo Fret (Circolo Circassiano)
9. Niguno Shell Yossi
10. Valse D'Amelie
giovedì 14 aprile 2016
Ecco i suoni che dalle Marche partono verso ogni possibile destinazione perché i confini non esistono per chi non si pone limiti. Come la morfologia terrestre di questa regione comprende ogni tipologia possibile è così anche per il carattere dei suoi abitanti che non manca di riflettersi anche nell’arte e nella musica che viene prodotta, sempre e comunque un vero “suono di marca” e di cui qui si va a trattare.
DAVIDE PAGNINI - MASCHERE - 2015
Davide Pagnini si muove con passo esperto all’interno di un ottimo cantautorato pop, tra dialoghi di pianoforte e chitarra acustica con la delicatezza dei suoi testi, spesso piccoli racconti per immagini e dediche al proprio io e riflessioni poetiche. Sorprende nei repentini cambi d’atmosfera e stile, necessari quando servono a dar forza alle parole e a consegnarle all’ascoltatore quasi sempre con dolcezza e come ripiegate, prezioso tesoro, dentro un drappo di velluto; sorprende quando ci prende per mano per accompagnarci nel suo mondo dove non c’è quasi mai bisogno di “chiedersi perché”. Fate attenzione quando ascoltate il suo album perché ogni canzone merita attenzione, come quei libri che più vi colpiscono e che vanno assaporati con le dovute pause, per assimilare quanto letto, certi di poter poi essere pronti a proseguire nel racconto; qui ogni brano è un piccolo universo che ne racchiude altri, figurarsi la bellezza di scoprirli un po’ alla volta ad ogni riascolto. “Alla follia”, “Tornerà da sé”, tante riflessioni sul tempo e sul rapporto con gli altri. “A prendersi troppo sul serio motivo più non c’è” canta Davide in “Stella” eppure quando, come nella canzone, c’è chi è consapevole di non poter rifuggire da un’orbita intorno alla propria stella come si può non prendersi sul serio? E per tutti quelli che sono stanchi di sentire consigli su consigli perché non lasciarsi cullare dalla musica che da sola riesce a trasportarci veramente lontano magari sulla riva di un “mare” neanche poi così distante? E in effetti basterebbe far dire a ognuno di noi che “io non sono il tuo passato - io non sono il tuo futuro - io sono il tuo presente e allora vivimi davvero” che altro aggiungere? Qualcosa ci sarebbe, facciamo parlare “il mimo” : “sono lo sguardo di un mimo che imita se stesso” in una atmosfera non proprio da piazza dove il mimo - generalmente - si esibisce, nel tentativo di protrarre quel gioco che lo vede alle prese con un mondo immaginario che lo comprime, lo dirige, lo costringe; immaginatevi invece un piccolo palco di un club fumoso (ah già, non si può fumare più nel club...e allora sarà un club con bicchieri di wiskey ai tavoli) dove il mimo si racconta tra una maschera e l’altra ci sembrerà di intravedere un po’ Davide Pagnini e un po’ noi stessi. Aspettate, rimaniamo ancora un po’ in questo club, dove ciascuno di noi può sentirsi un grande “Ballerino di jazz” e risvegliarsi insieme (o iniziare a sognare, fate voi). Non ve l'avevo detto vero? Siamo a Pesaro! E ora non resta che augurarvi buon ascolto.
www.davidepagnini.com
1. Ballerino di jazz
2. Alla follia
3. Stella
4. Mare
5. Chiedersi perché
6. Vivimi davvero
7. L’impalcatura trema
8. Il mimo
9. Rosso di sera
10. Parla il vento
11. Tornerà da sé
12. Alibi di vetro
Bonus Track: Mio figlio sarà un avatar
venerdì 11 marzo 2016
Ecco i suoni che dalle Marche partono verso ogni possibile destinazione perché i confini non esistono per chi non si pone limiti. Come la morfologia terrestre di questa regione comprende ogni tipologia possibile è così anche per il carattere dei suoi abitanti che non manca di riflettersi anche nell’arte e nella musica che viene prodotta, sempre e comunque un vero “suono di marca” e di cui qui si va a trattare.
VERDO - OUT OF FOCUS - 2016
- C.
- In This Land
- Resta poco spazio
- Ballad for an imaginary friend
- Darquita
per chi volesse Corrado “Verdo” Verdolini può essere contattato a questa e-mail :
corrado.verdolini@gmail.com
giovedì 3 marzo 2016
Ecco i suoni che dalle Marche partono verso ogni possibile destinazione perché i confini non esistono per chi non si pone limiti. Come la morfologia terrestre di questa regione comprende ogni tipologia possibile è così anche per il carattere dei suoi abitanti che non manca di riflettersi anche nell’arte e nella musica che viene prodotta, sempre e comunque un vero “suono di marca” e di cui qui si va a trattare.
MARCO SANTINI - OP. 1 (2015)
Qualche anno fa, In occasione di una chiacchierata con uno dei componenti di una compagnia teatrale cubana impegnata in un tour qui in Italia con un testo dedicato a Michelangelo Merisi ovvero “il Caravaggio”, ho ricevuto un bell’insegnamento; ho fatto una domanda forse sciocca ma che rappresentava una mia curiosità di allora : “cosa spinge una compagnia come la vostra a cimentarsi con un artista appartenente alla cultura italiana, così distante da voi?” il mio interlocutore è stato gentilissimo e in poche parole mi ha spiegato che “quando un artista arriva alla grandezza a cui è arrivato Caravaggio non lo si può più rinchiudere nei confini di una nazionalità perché la sua arte non può e non deve avere confini, appartiene a tutti gli esseri umani indistintamente”.
Tutto questo per dire semplicemente che mi risulta alquanto imbarazzante inserire il maestro Marco Santini in una qualsiasi categoria e mi perdonerà dunque se si ritrova compresso in un “suono di marca” quando sarebbe più giusto che per lui la rubrica si intitolasse molto più adeguatamente “suono d’arte”. A mia parziale scusante posso però dire che molto lo lega a questa nostra regione e non solo perché vi è nato.
Nel 2015 è uscito il suo primo album ufficiale “OP.1” che non è solamente una stupenda “dichiarazione d’intenti” ma anche un modo per fermare un istante, il momento in cui si va a decidere quella che sarà la strada da intraprendere. “Lo” strumento musicale di Marco Santini è il violino, attraverso cui ci affida tutte le note e le melodie pensate ancor prima che suonate, da dove scaturiscono non ci è dato sapere ma sicuramente è un luogo vicino all’anima. Per comporre sembra che usi il pianoforte, pensate : un musicista seduto che abbassa il suo sguardo verso la fila di lunghi tasti bianchi e neri su cui fa scorrere le dita, fino a ritrovare il senso di un discorso mai finito; la mano destra e la sinistra che si cercano, si inseguono, si intrecciano e dialogano, usando diverse espressioni ma concordi in quello che andranno a “dire”. Tutta un’altra storia quando si tratta di trasportare il tutto nel “piccolo” strumento a quattro corde, appoggiato tra il mento e la spalla, in un abbraccio fisico che comprende anche il punto di fuga per la vista...le quattro corde indicano un orizzonte e lo sguardo del suonatore se ne parte verso quella direzione insieme alla mente di chi ascolta. Vediamo un po’ dove siamo diretti.
Si comincia con “il Cristo delle Marche” e dunque ci è chiaro da dove partiamo (come suggerito dunque dal titolo di questa rubrica); il pezzo è una dichiarazione d’amore per la nostra regione con dedica esplicita alla scultura che tale nome porta, un tema dolcissimo che predispone a prendersi una pausa da qualsiasi cosa si stia facendo perché è in grado di trasportarci in alto, ancora più su di dove lo sguardo può arrivare per abbracciare questa terra magnifica. Il viaggio è lungo ma dalle Marche siamo già in Danimarca con il secondo brano: “Fuglafjord” e qui il violino perde appena un po’ della sua dolcezza per amalgamarsi meglio con la chitarra suonata da Stanley Samuelsen, attenzione 10 corde valgono quanto un bel paio d’ali e dopo le dolci colline marchigiane siamo in vista di piccole isole bagnate dal mare del nord...e par di sentire il rumore delle onde andare e venire. “Dialogo di malinconia” , pianoforte e violino, è vero : di malinconia si tratta ma che pervade gli strumenti e chi ascolta finché gli strumenti, dopo aver dialogato “dicendo ciascuno la sua” decidono di parlare simultaneamente e il dialogo diventa un soave canto, tutt’altro che malinconico. “Tormento inquieto”, e siamo preda di una burrasca emotiva con l’orchestra d’archi che indugia, avanza e indietreggia, ondeggia come nave in tempesta preda della forza della natura in un crescendo continuo che non lascia respiro, e seppure vi sembrerà che il tutto si stia risolvendo...così non è fino ad un finale “sospeso”.
Le cose belle finiscono in fretta dicono...solo per poter ricominciare quanto prima e allora pare giusto chiudere questo album con una dolce “Ninna Oh”, pianoforte e violino a ricordarvi che per sognare bisogna prima addormentarsi ma...e allora finora ascoltando questi brani che cosa abbiamo fatto? Eccola tutta la magia della musica che prende in consegna e trasporta lontano, di paese in paese, di melodia in melodia; sappiamo di essere partiti dalle Marche ma dove siamo finiti...chi lo sa?
- Il Cristo delle Marche
- Fuglafjord
- Dialogo di malinconia
- Tormento inquieto
- Edo al rodeo
- Fiori al vento
- Insieme
- Wiener Prater
- Rock’n’Rondo
- Elegia
- Suoni d’Oriente
- Pizzicato sotto i ponti di Amburgo
- Ninna Oh
per ogni ulteriore informazione su Marco Santini o per contatti : http://www.marcosantinimusic.com/
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