lunedì 13 giugno 2016


“RADIO KILLED THE VIDEO STAR...ON MONDAY”
La rubrica “Radio killed the video star...on monday” si occupa di quelle radio (web-radio e fm-radio) che gratuitamente offrono spazio alla musica emergente / indipendente, nel tentativo di dare visibilità a certe sonorità per il solo piacere di farlo; con lo stesso piacere quest’oggi siamo in compagnia di un programma radio : RIPFACTOR.
Un po’ contest e un po’ vetrina dove presentare artisti emergenti, Ripfactor pur sotto diverse vesti e formati è presente sul web da diversi anni e si può ascoltare alla pagina www.riplive.it. La trasmissione, nel suo formato più completo, è in onda in diretta il venerdì sera con la presentazione di tre artisti emergenti e il martedì mattina nella versione “aspettandoripfactor” dove si possono ascoltare le canzoni degli artisti che nelle puntate a seguire saranno intervistati. Tanto spazio dedicato alla musica emergente dunque. Vediamo di farci raccontare qualcosa in più proprio da chi prepara il programma:


Avrei la curiosità di sapere quando e come nasce l’idea del programma Ripfactor e se ha la stessa data di inizio della radio o è arrivata successivamente.
RipFactor nasce come evoluzione de “Il Trampolino”, un programma del 2010 che dedicava dei passaggi radiofonici a svariate band emergenti della zona del Legnanese (Milano).
Onestamente il programma nacque per essere sicuri di avere ascoltatori interessati alla fruizione del podcast, visto che erano i diretti intervistati, e per trovare band da contattare in caso di live nei locali in cui volevamo farci conoscere. L’entusiasmo con cui però le band travolsero il programma, ci fece capire che avevamo in realtà trovato una loro esigenza: quella di ricevere spazio mediatico e non essere considerate solo come uno strumento per riempire locali e vendere birre. Da lì l’idea di dare spazio reale alle band non si è più fermata.
Nel 2012 il Trampolino diventa RipFactor, che nel tempo assume diverse forme: comincia imitando il più celebre X-Factor televisivo (con tanto di giudici e ospiti), passando dal RipOnTour (con esibizioni live per le band) fino al format-vetrina di questa stagione.
Il vostro è un lavoro di squadra, tra l’altro ben affiatata da quanto si può percepire dalle vostre conversazioni, e di lavoro ce n’è tanto: la ricerca degli artisti, l’ascolto del materiale che vi arriva, il documentarsi per preparare le interviste, la parte tecnica, l’aggiornamento dei social network e non credo sia tutto; come vi dividete i compiti e...in quanti siete per far funzionare alla perfezione il tutto?
Innegabilmente il lavoro è molto, e la necessità di un team organizzato si è subito trasformata in un obbligo. Per fortuna l’essere una radio che da oltre cinque anni contatta band e artisti ci ha fornito un bacino di utenza molto vasto, che si è subito prestato a partecipare al programma, ma anche la pubblicità fatta internamente dai programmi durante tutte le dirette porta decine di band a contattarci settimanalmente. Da qui in poi la redazione si muove per preparare il materiale inerente gli artisti e dare quindi modo agli intervistatori di essere preparati e a conoscenza del maggior numero di informazioni possibili. Per rispondere precisamente alla tua domanda abbiamo un team di due persone che si occupa di raccogliere le adesioni alle interviste e al primo passaggio radiofonico, sei intervistatori e quattro persone che si occupano poi di preparare le schede artista e i contenuti multimediali sul sito. Come dicevi all’inizio, una bella squadra affiatata.
La vostra è una posizione alquanto privilegiata per l’ascolto di quanto di nuovo si sta producendo a livello musicale, potreste dare un giudizio sulla “salute” della creatività nel nostro paese
La nostra è indubbiamente una posizione stupenda, perché permette di venire a conoscenza delle nuove realtà con un leggero anticipo rispetto alla massa (ormai internet ha reso fruibili tutti questi contenuti a tutti, noi però continuiamo ad averli in anteprima :D ). Per poter esprimere un giudizio a livello di salute però dovremmo avere delle competenze che al momento non ci spettano, in Riplive.it non siamo luminari della musica, siamo in primis degli ascoltatori, e quindi ti posso dire che quello che stiamo ascoltando è un buon momento a livello tecnico-artistico, si sento tantissime canzoni di buon livello, che hanno raggiunto oltretutto ottimi risultati anche a livello di registrazione, a volte per i potenti mezzi di cui tutti siamo provvisti oggi, altre per i servizi offerti dai professionisti che sono oggigiorno più accessibili. Quindi il polso dei musicisti è molto buono, forse però è il polso dei sognatori nel mondo della musica che è un po’ debole. Nelle interviste sento poche volte il forte entusiasmo di chi è pronto a superare qualsiasi ostacolo, e molto più spesso è sostituito da molte scusanti sul perché oggi non si riesca a vivere di musica. Scusanti il più delle volte lecite, ma mi viene da pensare che in nessun campo oggi (ma forse mai) ci sia stato qualcosa di semplice da raggiungere che possa garantire soddisfazione economica e morale, quindi tornando a bomba alla tua domanda iniziale direi … la musica italiana c’è … tiriamo fuori le palle.
Con la speranza che quanto prima venga definitivamente vietato l’uso del termine “indie” per la musica emergente, quali sono i generi più frequentati tra quello che vi sottopongono?
I generi … leggo molta ibridazione, se mi passi il termine, nei brani che riceviamo. Mi capita molto spesso di alzare la testa in redazione mentre eseguiamo il primo ascolto e chiedere (a chi magari la musica la scrive o la produce) che genere sia il pezzo in play. Le risposte ormai sono le più disparate Elettro Folk, Alternative Prog, Hip Pop, e via discorrendo, quindi non avrei una risposta precisa. Penso che la musica si stia amalgamando con Elettronica e Rap usati come contaminatori per il canonico Rock e Pop.
Trovate cambiate in qualche modo le proposte che vi sono arrivate nel corso degli anni, ci sono mode e/o generi identificabili e legati ad un certo periodo come nella musica mainstream o è un fattore non valido per la musica emergente?
La moda influisce indubbiamente, due anni fa ad esempio arrivava Rap in una quantità impressionante, oggi sento una forte corrente di elettronica nei pezzi che ci arrivano, però riscontriamo (ovviamente nelle interviste) che sia anche gli artisti più recenti, oltre a quelli più navigati, affondino ancora fortemente le mani nelle radici degli anni 60/70. Quindi penso che le mode influenzino più la scelta del genere contaminate che quello da contaminare (contaminazione ovviamente usata in senso positivo di sperimentazione).
E’ molto difficile intervistare un autore emergente di cui, in effetti, si sa poco? O forse la curiosità di scoprire quello che di nuovo ha da dire aiuta?
L’intervista in realtà, a parer mio, è più semplice perché l’intervistato vive ancora l’intervista come qualcosa di positivo e non come routine, e nelle interviste emergono ancora aneddoti inediti e situazioni mai narrate. Ovviamente l’intervistatore dovrà trovarle e farle emergere, e questo potrà essere fatto solo attraverso una forte preparazione non pensando mai che avendo di fronte un artista di minor successo rispetto a quelli più conosciuti, quella sia un’intervista da sottovalutare e considerare banale.
Forse la parte difficile è anche il rovescio della medaglia di quanto appena scritto, gli artisti sono poco avvezzi alle interviste e spesso magari mancano di verve. Lo stesso può accadere per l’intervistatore (che è un ruolo veramente molto difficile) che dovrà percorrere migliaia di minuti di registrazione prima di essere a suo agio e divenire un buon traghettatore. 
Le web radio, a differenza delle “sorelle” che trasmettono in modulazione di frequenza, riescono a dare molto spazio alla musica emergente e indipendente, in una idea di libertà finalmente presente in un mezzo di comunicazione così importante come la radio. E’ risaputo che la grandi major discografiche sono anche le proprietarie dei grandi network radio quindi è facile capire il condizionamento di chi si ritrova a dover contribuire all’incremento di un fatturato industriale. Quello che si sente dunque in fm più che rispecchiare un gusto musicale spesso è legato a diritti d’autore da riscuotere a cui si punta più che alle vendite di cd. Ora se volete potete anche considerare quella che segue come una battuta ma...vi sentite addosso il peso di sostenitori e salvatori della musica più pura fatta principalmente di e per passione?
Guarda, come ho detto prima, RipFactor nasce per dare visibilità sia agli artisti attraverso il nostro bacino di utenza, sia a Riplive.it attraverso il pubblico della band. Quindi è facile pensare di star facendo qualcosa di moralmente alto, dando voce a chi al momento non ha la forza di raggiungere i vertici canonici, però, sarò sincero, credo che non sia così, o ancor meglio … non viene recepito così, in primo luogo dagli artisti, molte band hanno trovato i loro primi passaggi radiofonici ed interviste, attraverso realtà come la nostra, e al momento la trovano figa e composta da persone “troppo avanti”, “contro il sistema” e via discorrendo, poi magari piazzano una canzone giusta e scompaiono dal circuito delle piccole radio (e non è solo un problema di filtro degli uffici stampa, volere è potere). Quindi, il mio lato romantico mi vede ancora armato scudo e spada pronto a dar voce e broadcasting a tutti gli artisti ancora inermi, il quarantenne che c’è in me, ormai più cinico, pensa invece che sia una questione di opportunismo: noi diamo spazio agli artisti che possiamo raggiungere e loro di contro si concedono alle realtà che possono raggiungere. Ma forse … è più bella la tua visione ;) 
Se nelle radio fm il principale mezzo di contatto con gli ascoltatori è sempre stato il telefono quale può essere considerato quello della web radio? E-mail, social network, chat, sms, whatsapp o….?
Il contatto con gli ascoltatori, utilizzando il broadcasting è strano. La diretta anche nel migliore dei casi ha un buffer di almeno 30 secondi, questo significa che se facessi una domanda ora … dovrei aspettare in silenzio una telefonata per il tempo del mio buffer … cosa che rende l’interazione diretta più problematica, di solito usiamo i social network, in modo da lanciare più che altro degli spunti su cui poi la base di ascoltatori possa dialogare, purtroppo una stima dice che ogni 800/1000 ascoltatori, 1 interagisca … capisci che puntare su un programma di relazione (reale) tra speaker e ascoltatori, per una webradio è abbastanza difficile. Il contatto con gli ascoltatori quindi avviene in maniera esterna alla diretta, lanci la canzone, controlli social-telefoni-mail e vedi se qualcuno ha interagito … o anticipando la tua prossima domanda, interagirà.
C’è una ulteriore differenza sostanziale con le radio fm ed è la possibilità di riascolto nel web attraverso il podcast. In teoria è possibile, spesso molto probabile, che il programma sia ascoltato (e riascoltato) maggiormente nei giorni successivi piuttosto che durante la trasmissione in diretta. In qualche modo chi fa il programma deve tenere conto degli ascolti “futuri”?
Ti riporto la nostra realtà, magari altre webradio annuiranno, magari scopriremo di essere soli soletti in questa situazione. Le dirette non fanno ascolti … nel senso, persone ci sono, i dati lo dimostrano, ma non sono così tante da poter giustificare il costo, sia di tempo che di vil denaro, che realizzare un programma e mandare avanti una webradio necessitano.
I Podcast invece, sono la soddisfazione lì ci sono i numeri che ti fanno sentire una vera radio.
Quindi sai che stai parlando con delle persone, ma, non sai quando ci parlerai, e questo a mio parere va tenuto in considerazione. Noi spesso ci rivolgiamo agli ascoltatori nel futuro lanciando richieste che un domani saranno il presente dell’ascoltatore o addirittura il passato, rispetto a quello che ci aspettavamo. Basti immaginare le elezioni, che siano quelle americane, o quelle del comune di Roma, oggi ne parli, fai le tue previsioni e chiedi agli ascoltatori del futuro di controllare come è andata … ma se il podcast sarà ascoltato tra 10 o 15 anni (sperando siano ancora rintracciabili), di quali elezioni staremo parlando? Cosa dovrà risponderci l’ascoltatore?
Riplive.it The Next Step, questo è il nostro claim ed è rivolto proprio all’idea di capire quale sia il vero valore del media webradio, che a parer nostro oggi è ancora sfruttato in maniera inefficace, scimmiottando più che altro la sorella maggiore con l’antenna. Lo sfruttamento del concetto legato al podcast è sempre una delle diatribe maggiori in redazione, quindi concludendo … bisogna tenere in considerazione la fruizione futura del podcast? Per noi sì. Come farlo? The Next Step (appena lo scopriamo te lo scrivo)
Si può pensare ad un archivio di podcast come ad una biblioteca del futuro dove andare a ripescare gli argomenti che ci interessano? E se così fosse quale potrebbe essere il tipo di catalogazione da utilizzare?
Questa è la domanda più facile a cui rispondere in questa intervista. Sì.
Per quanto riguarda il sistema di catalogazione è lo stesso sistema utilizzato per ogni contenuto legato ad internet, tag e hashtag in modo da essere indicizzati dai motori di ricerca e ritrovabili sui vari social network. Internet è già una gigantesca biblioteca, gli hashtag dei social ci permettono rapidamente di accedere a tutti i padiglioni e trovare quello che cerchiamo.
E’ vero che avete attacchi di orticaria acuta quando sentite le parole “tribute band”?
il Fratus
Effettivamente non sono un amante delle tribute band, e qui parlo di gusto personale come persona non come radio (sono ilFratus), comprendo e anzi forse sprono ad iniziare in stanzetta e in saletta di registrazione in questo modo, smontare i propri miti, imparare dai loro errori e dai punti di forza. Poi però devi camminare con le tue gambe, altrimenti non credo che tu possa essere considerato un musicista al 100% forse rischi di fossilizzarti solo nell’essere un buon, o magari ottimo, performer … altrimenti non ci sarà la tua anima veramente in quello che fai, ma l’eco di quella di un altro. Poi come ho scritto prima … chi mai sarò io per giudicare?
Una raccomandazione da dare a chi vuole sottoporvi qualcosa da trasmettere?
Scriverci via mail è il sistema più semplice (da questo punto di vista i social sono un po’ più macchinosi), basta inviare due righe di presentazione e il link per accedere al brano online. Poi la redazione accenderà la macchina del Ripfactor e ti ricontatteremo per fissare un’intervista, in tanto il tuo pezzo verrà passato in radio. E’ un sistema semplice … e come tutte le cose semplici … funziona.
Il contatto per chi è interessato dove poter inviare il materiale?
Per la serie "adotta un emergente" ci consigliereste un artista da andare subito ad ascoltare?
In Redazione ognuno ha il proprio, ma una delle band che ha convinto più o meno tutti sono i The Manzi.


Come ascoltare RipFactor :
Riplive.it la ascolti cliccando play sul nostro sito www.riplive.it, se lo fai il venerdì sera dalle 21.00 ascolterai la diretta del Ripfactor … oppure qui trovi tutti i podcast (http://www.riplive.it/podcasts/ripfactor)

E' stato un vero piacere essere in compagnia di RipFactor, grazie a "ilFratus" per la disponibilità e buon ascolto su www.riplive.it