lunedì 23 maggio 2016


“RADIO KILLED THE VIDEO STAR...ON MONDAY”
La rubrica “Radio killed the video star...on monday” si occupa di quelle radio (web-radio e fm-radio) che gratuitamente offrono spazio alla musica emergente /indipendente, nel tentativo di dare visibilità a certe sonorità per il solo piacere di farlo; con lo stesso piacere quest’oggi siamo in compagnia di una radio storica di quelle che hanno attraversato un po’ tutte le stagioni di questo potente mezzo di comunicazione e che è stata testimone diretta anche durante eventi che, per la loro gravità, sono rimasti nella memoria collettiva. Proprio la radio spesso diventa la cassa di risonanza di quelle voci troppo deboli per poter essere ascoltate - vicine o lontane che siano - è dunque un onore essere in Abruzzo in compagnia di Radio L’Aquila 1.
Abbiamo fatto qualche domanda a Giovacchino D’Annibale, editore della storica
emittente aquilana e con lui proviamo a saperne un po’ di più: 

Siamo sul finire del 1981 e nei sogni di un gruppo di amici compare la “radio”, sono gli anni in cui tutto sembra possibile e basta una buona idea da rincorrere e se non ci si pongono limiti i sogni possono facilmente realizzarsi, ecco dunque che una cena tra amici e le conseguenti chiacchiere danno vita a Radio Valleverde (solo nel 2000 il nome diventerà Radio L’Aquila 1), poco materiale ma tanta tenacia, mezzi artigianali ma la lungimiranza delle onde radio che possono arrivare chissà quanto lontano...e le trasmissioni un po’ per gioco un po’ per sfida possono cominciare. Eccoci nel 2016, c’è un po’ di romantica nostalgia per quella piccola stanza a Paganica, a soli 10 chilometri dalla città dell’Aquila, e quell’attrezzatura rudimentale?
Non nascondo un po’ di emozione nel ripensare a quei tempi. Trentacinque anni sono tanti soprattutto se si pensa al modo come è nata Radio Valleverde. Allora andava di moda mettere su una radio con lo scopo principale di divertirsi. Due piatti Pioner, due registratori a cassette, un mixer ed un trasmettitore auto costruiti, qualche 45 giri magari acquistati con la settimana enigmistica, ed ecco qua che la radio era bella che fatta. La tantissima volontà di divertirsi faceva da collante tra noi ragazzi. La sede della radio era veramente una piccola stanza dove però ci si stava benissimo. A quei tempi andavano di moda i “notturni” e le dediche tra i giovani dell’epoca che in questo modo “dialogavano” quasi in incognito.
Le infinite possibilità concesse ai giorni nostri alle web radio e l’entusiasmo per la platea infinita che internet può garantire possono essere paragonati agli inizi delle radio-fm quando si stava sperimentando un nuovo mezzo di comunicazione?
Si. Il web ha solo sostituito (ma non del tutto) il mezzo con il quale arrivare all’utilizzatore ed è sicuramente meno costoso della radio-fm. Pensiamo alle strutture di trasmissione con trasmettitori e ponti di collegamento per superare gli ostacoli delle montagne, ai costi di gestione e manutenzione dei ripetitori in alta quota e alle alte quote difficilmente raggiungibili soprattutto d’inverno. Il web al di la di un minimo di apparecchiature di bassa frequenza non ha praticamente altri costi. Oggi il mondo web permette cose che trenta anni fa erano impensabili.

Per le radio-fm spesso si parlava di radio pirata, o perché non possedevano le previste autorizzazioni o per carenze normative, le stesse che si ripresentano tuttora con le web-radio. Non essendo più disponibili le frequenze per la trasmissione fm (e quelle presenti quasi tutte in possesso di pochi grandi network) la trasmissione tramite web diventa una necessità oltre che una opportunità?

Non è proprio così. Oggi le radio-fm hanno consolidata la loro presenza nell’etere, anche e soprattutto in virtù della legge Mammì che ha comunque dato vita ad una regolamentazione. Perciò oggi credo non sia più possibile parlare di “radio pirata” anche se c’è ancora qualche frequenza utilizzata senza regolare autorizzazione. Per le web radio attualmente le cose sono più semplici soprattutto perché non bisogna impegnare frequenze che, comunque, sono limitate. Attualmente non esiste una normativa per cui le cose sono più semplici. 
Il mondo web ha rivoluzionato tutto per quanto riguarda le comunicazioni per cui le trasmissioni tramite web stanno diventando una necessità. 

Radio L’Aquila 1 prende questa denominazione nel 2000 accompagnando la città che si affaccia al nuovo secolo nella nuova sede vicinissima a Piazza Duomo, una radio così radicata nel territorio ne diventa anche un simbolo. Attualmente, anche se da altra sede, voi siete l’unica radio esistente in zona, una grossa responsabilità la vostra quella di raccontare il quotidiano e la vostra realtà. Che tipo di appoggio avete dagli Aquilani?
Si. Radio L’Aquila 1 cambia denominazione da Radio Valleverde nel 2000 mantenendo sempre la stessa frequenza di 93.5 MHz. Dalla stanzetta di Via del Pizzicagnolo n. 13 di Paganica siamo passati ad una sede in Via Indipendenza n. 13 a due passi da Piazza Duomo al centro dell’Aquila. E qui siamo sati ospiti in un bellissimo ed antichissimo palazzo gentilizio, Palazzo Ciccozzi, fino alla notte del 6 Aprile 2009 quando il terribile sisma distrusse la città dell’Aquila. Oggi, finalmente, siamo in una prestigiosa sede di quasi 150 mq, con apparecchiature moderne e tecnologicamente avanzate. Abbiamo fatto questo sforzo dopo essere stati cinque anni (dal 15 Aprile 2009) in un container di poco più di 25 mq. Ma che,comunque, ci ha dato la possibilità di ricominciare a trasmettere immediatamente. Attualmente siamo l’unica radio con sede a L’Aquila e radicata nel territorio aquilano. Siamo una radio che dà molto spazio a quello che accade quotidianamente in città a livello politico, culturale, sociale, sportivo e di cronaca. Gli aquilani da subito dopo il sisma del 6 Aprile 2009 non ci hanno più abbandonato.
Voi siete sempre pronti a dare voce al vostro territorio, così come avete fatto riuscendo a garantire le trasmissioni anche durante i terribili eventi dell’aprile 2009 con una interruzione forzata di soli pochi giorni, un esempio per tutti e una opportunità di testimonianza diretta. Oggi vista la possibilità di ascoltarvi da ovunque tramite il web rappresentate anche un punto fermo di collegamento per chi per cause di forza maggiore si è dovuto trasferire, avete contatti di questo tipo?
Si. Riserviamo molta attenzione alle cose che succedono sul nostro territorio e, come dicevamo prima, soprattutto dopo il sisma. L’avvento dello streaming ha semplificato le cose e ci proietta oltre i confini nazionali dove abbiamo diverse persone, per lo più emigrati, che ci seguono con assiduità. 

Guardare sempre oltre senza fermarsi come voi avete saputo fare forse è anche non accontentarsi di programmi e playlist che oggi sembrano sempre uguali nei grandi network, anche se forse garantiscono un pubblico più ampio, un giudizio sulla “salute” delle radio attuali da voi che avete alle spalle una storia così lunga?
Oggi le radio fanno fatica ad andare avanti. Noi nel nostro piccolo abbiamo voluto mantenere una programmazione più “locale”. Non vogliamo imitare i network ma vogliamo mantenere la nostra identità di “radio locale per la gente locale”  
Questa rubrica è dedicata in particolare modo alle radio che trasmettono gratuitamente la musica emergente / indipendente e voi ne siete dei perfetti rappresentanti. Vorrei un giudizio proprio su questo tipo di musica e sulla vostra scelta di concederle uno spazio così importante, a chi è venuta l’idea?
L’idea di dare molta attenzione alla musica emergente / indipendente è del nostro direttore artistico Elio D’Annibale. E’ lui che tiene il calendario delle interviste tutte in diretta (molte delle quali con la presenza in studio degli artisti) raccordandosi con lo speaker Vanni Biordi. Praticamente tutti i giorni dal lunedì al venerdì effettuiamo interviste ed abbiamo un calendario pieno almeno fino a fine Giugno. Il giudizio su questo tipo di musica non può essere altro che positivo visto che ci dedichiamo molto tempo.
Gli ascoltatori che tipo di giudizio danno a proposito di scalette con brani “sconosciuti?”
Veramente non abbiamo avuto mai nessun giudizio negativo. Anzi spesso la cosa viene apprezzata.
In che modo possono contattarvi, magari per inviarvi eventuali brani da trasmettere, gli autori emergenti?
Basta inviarci una mail a promotion@rl1.it. Ci siamo imposti di rispondere sempre a tutti e tutti accettano la tempistica. Qualcuno magari non si fa trovare quando lo richiamiamo. E qui il nostro Vanni Biordi diventa quasi intransigente. “La puntualità è segno di rispetto e di educazione” è il suo motto.
C’è una raccomandazione che vuoi dare prima che spediscano le loro canzoni?
Ormai tutti i brani vengono inviati come file audio e per questo raccomandiamo un’ottima qualità.
E’ mio parere che le radio, soprattutto le locali che raccontano il proprio territorio rappresentino un servizio pubblico e dovrebbero essere destinatarie di maggiori attenzioni, soprattutto in un momento in cui la cultura passa proprio attraverso i canali alternativi ai grandi network, nell’attesa che qualcosa migliori non resta che appoggiarvi quanto più possibile, anche con questo piccolo contributo.

Grazie Giovacchino!