lunedì 16 maggio 2016


“RADIO KILLED THE VIDEO STAR...ON MONDAY”

La rubrica “Radio killed the video star...on monday” si occupa di quelle radio (web-radio e fm­radio) che gratuitamente offrono spazio alla musica emergente /indipendente, nel tentativo di dare visibilità a certe sonorità per il solo piacere di farlo; con lo stesso piacere quest’oggi siamo in compagnia di chi aiuta le web­radio a diventare tali : FABRIZIO MONDO 
Ci sono alcune passioni così grandi che quando ne sei conquistato veramente per viverle appieno senti la necessità di condividerle con gli altri e dunque nasce anche l’esigenza di aiutare chi come te ne è vittima e che può ben capire motivazioni e sensazioni. Chi in Italia (e non solo) si occupa di radio e/o comunque di media e tecnologia non può fare a meno di essersi imbattuto in uno dei più grandi esperti in materia, sempre pronto con i suoi preziosi consigli ad aiutare a districarsi tra la giungla di tecnologia e normative che regolano il mondo delle radio e della musica che lì passa. E’ così facile mettere in piedi una web radio? Cosa si può e cosa non si può trasmettere? E come fare per raggiungere un proprio pubblico sulla rete? E...vediamo di fare qualche domanda direttamente a lui per capirne un po’ di più :
Intanto Fabrizio grazie per essere in compagnia di “Radio killed the video star...on monday”, c’è una prima domanda, magari scontata ma...come (e quando) nasce la tua passione per la radio?
La mia passione per la radio nasce da bambino, ed è ereditaria. Ho sempre trovato affascinante il comunicare tramite un microfono senza sapere chi mi stesse ascoltando. La prima volta che ho avuto il piacere di parlare in radio avrò avuto 10/11 anni e sono stato ospite di un programma in una radio locale nel Lazio.
I tuoi studi (laurea in ingegneria informatica conseguita nel 2010) ti rendono anche un esperto in materia per cui è possibile dire che sei riuscito a combinare passione e professione?
Penso di si, ho cercato di unire la passione per la radiofonia con le conoscenze informatiche acquisite durante il mio periodo universitario, tale somma si chiama Web Radiofonia.
Come consulente hai potuto collaborare in diverse occasioni sia alla creazione che alla gestione di web­radio ma non sei solamente l’uomo del dietro le quinte avendo avuto modo di essere protagonista diretto di eventi e ospite di programmi televisivi. Meglio stare davanti al microfono o dietro?
Questa è una bellissima domanda. In realtà per me non è tanto fondamentale stare davanti o dietro al microfono, quello che è importante per me è respirare radio. Ho passato moltissimi anni dietro le quinte ed amo il lato tecnico della radio, ma ultimamente sto trovando maggiori stimoli e spunti sulla creazione dei contenuti e quindi attualmente preferisco mostrarmi come front­man.
Questi sono un po’ gli anni della “rivoluzione” dell’etere, dopo anni in cui le possibilità di fare radio erano praticamente nulle, con le frequenze tutte occupate da grandi network e senza poter aver dunque una qualsiasi opportunità anche solo di affacciarsi a quel mondo, oggi (in teoria...ma anche in pratica) è alquanto semplice creare una radio o programmi radio anche con carenza di fondi e mezzi. Sta nascendo dunque un nuovo media o è semplicemente la trasformazione della radio in modulazione di frequenza?
Internet ha creato una rivoluzione molto più grande di quanto siamo in grado di vedere e prevedere adesso. La rivoluzione mediatica è solo una parte dei cambiamenti. Qualsiasi sviluppo tecnologico ha comportato un cambiamento di prospettiva rispetto allo status quo precedente. Io credo, forse in modo oggi un po’ azzardato, che Internet sarà il media con la M maiuscola e tutti costruiremo contenuti su di esso. Penso che l’era dell’oligopolio mediatico sia finita e che oggi l’unico problema sia aumentare le modalità di connessione ad Internet negli spazi aperti e la quantità di banda.
“on air” per le fm e “on line” per le web, proviamo a vedere le differenze (se ce ne sono) : le radio fm per come sono nate puntavano essenzialmente sulle dirette con l’ascoltatore spinto ad intervenire attraverso le telefonate; le radio web invece non sembrano avere questa come peculiarità anzi spesso i programmi più ascoltati sono dei podcast e i contatti con l’ascoltatore avvengono per e­mail, un tuo parere a proposito?
Questa è la “podcast era”, dove l’utente può ottenere quello che vuole quando vuole. Se prima la radio potevano realizzarla fisicamente in pochi e quindi l’utente era “emozionato” dal sentirsi ascoltato da tanti in un particolare momento, oggi in generale non è più così e le web radio lo sanno bene. Ci sono molte web radio che prevedono interventi in diretta, ma oggi credo che il format in podcast sia il futuro, del resto è il contenuto quello che attira l’utenza.
Poche le Radio fm e queste poche che trasmettono a livello nazionale con programmi spesso simili così come le scelte musicali, una omologazione forse corrispondente ai gusti degli ascoltatori per essere sempre al meglio sul mercato; a queste si contrappongono una miriade di radio presenti sul web che, pur avendo (teoricamente) una portata globale non hanno rinunciato ad una loro identità radicandosi nel territorio, con programmi originali e musica spesso inedita...l’aria di libertà si respira solo sulle web-radio?
Le radio nazionali hanno un modello di business basato sul numero di ascoltatori che hanno e sulla pubblicità, che viene pagata anche in funzione degli ascolti. Sono aziende ed hanno ottiche commerciali, ed in tal senso devono essere garantiste e trasmettere quello che è più gradito al pubblico. Le web radio spesso non hanno proprio un business model ed aggrediscono nicchie di interesse, sia esso musicale o contenutistico. Credo che ogni media, dalla radio FM nazionale alla piccola web radio, abbia il diritto di decidere cosa trasmettere in totale libertà secondo legge, e che debba essere l’utenza a scegliere cosa ascoltare e non subire il palinsesto commerciale.
Per rimanere nel tema musicale, capita spesso che le grandi case discografiche e/o edizioni musicali, siano proprietarie dei network radiofonici per cui la musica trasmessa altro non è che il loro catalogo, in questi spazi ci sono ancora i d.j. radiofonici in grado di lanciare la musica che a loro piace e da loro scoperta o si sono tutti trasformati in ...agenti di commercio?
I conduttori non scelgono più la musica da mandare in onda da moltissimo tempo. Nelle grandi radio esistono i programmatori musicali e tutto è definito in modo estremamente maniacale. L’aria di amatorialità ed improvvisazione, propria delle radio libere e di alcune radio locali, oggi tende a scomparire più il media si sale di livello e diffusione. È purtroppo o per fortuna un comportamento naturale.
Ho idea che l’ascolto maggiore per le radio­fm sia quello attraverso le autoradio, ultimamente però si sente parlare sempre più spesso proprio di autoradio predisposte per l’ascolto delle web­radio, passaggio necessario a completamento di una offerta maggiore o interruttore di chiusura per il segnale fm?
L’ascolto in macchina rappresenta circa il 60%/70% dell’ascolto dei media radiofonici. È ancora estremamente prematuro parlare di interruzione del segnale Fm, ma è anche vero che la qualità della rete mobile aumenta e le innovazioni tecnologiche consentiranno presto di avere l’intero pianeta coperto da una connettività internet perenne. Credo che i servizi di infotainment possano fare cambiare molto nel mondo della radio. Oggi i grandi network FM hanno previsto delle web radio tematiche e domani tali network dovranno giocarsela con tutti, anche con il ragazzo che si improvvisa con una web radio gratuita.
Tu sei anche il responsabile di Zeptle (www.zeptle.com) che è un semplice e comodissimo modo di poter avere in una unica pagina una vastissima scelta di radio da poter ascoltare (e neanche limitato alla sola Italia), quale potrebbe essere il criterio di scelta migliore per evitare lo “zapping” casuale? Suddividere le radio per genere trasmesso o tipologia di programmi o...
La maggior parte delle directory (è il nome per indicare siti e applicazioni che aggregano radio) prevede dei filtri per genere, per nome o per locazione della radio. Con Zeptle ho pensato ai numeri perché i numeri sono il modo con cui le persone identificano i media da sempre e tale abitudine sarà difficile che venga sradicata perché estremamente comoda. Per evitare lo zapping casuale ci sono però tanti altri filtri: genere, nome, location, numero di ascoltatori contemporanei, tag, descrizioni, chi più ne ha più ne metta.
In questa rubrica si parla molto di musica emergente / indipendente e alle radio chiedo i consigli da dare ai musicisti, a te allo stesso modo chiedo di dare qualche suggerimento a chi una radio ha intenzione di farla nascere: cosa è indispensabile possedere e di cosa si può tranquillamente fare a meno?
Creare una web radio non è un gioco e se la si vuole fare bene occorre investire tempo e risorse economiche, oltre ad avere un team ed un solido progetto editoriale. Si può all’inizio risparmiare su attrezzature particolarmente costose, creando una radio “scalabile”, ma non devono assolutamente mancare gli stimoli e si deve fare in modo che le persone restino e mantengano un palinsesto valido.Fondamentalmente quindi anche le web radio devono diventare aziende per crescere.
C’è un nuovo termine “GLOCAL” usato per identificare delle piccole realtà che senza perdere la loro identità anzi forti di questo, sono proiettate verso ogni dove senza nessun confine eppure le barriere non si riesce a farle cadere (basta pensare alla siae che non riesce proprio a rinnovarsi), le radio dovranno di nuovo essere pirata?
No, le web radio devono diventare una realtà conosciuta e stabile. Per evitare che esse siano frenate ed inibite sul nascere occorre che gli editori radiofonici si alleino e si aggreghino per fare massa critica e proporre alle istituzioni le loro soluzioni. Personalmente sono dell’idea che una web radio senza scopo di lucro non debba versare contributi per la diffusione delle opere tutelate da diritto d’autore, perché oggi sarebbe anacronistico pensare che un brano, sicuramente già su Internet, qualora venisse veicolato da una web radio comporti un danno per l’autore. Oggi esiste youtube ed è stato proprio questo strumento ad uccidere il concetto di diritto d’autore musicale su Internet.
Grazie Fabrizio!

Come raggiungere Fabrizio Mondo : www.fabriziomondo.com www.zeptle.com/