lunedì 23 novembre 2015

Padova – 22 novembre 2015 – 8° forum volontari della lega del filo d'oro –
Ecco la mia relazione in rappresentanza dei volontari delle Marche.





Talento Sociale e Contagio; mi è stato chiesto di portare una mia testimonianza a riguardo dei temi oggetto del forum;  mi è stato indicato che avrei dovuto sviluppare in particolar modo il “talento”, non ho fatto in tempo a chiedere il perché, la risposta era già pronta : “tu di talenti ne hai tanti”.  
Ohibò, e qui tocca rifletterci: davvero?  Be’ sicuramente se avere difficoltà a trovare una scusa per non dire di no è un talento allora in effetti sì ho molto talento!
Eppure la combinazione delle tre parole mi è sembrata essere come il cartello che segnala l’autostrada a tre corsie promettendo una strada che poteva portare molto lontano nel ragionamento e nella analisi, non poteva dunque che interessarmi e piacermi.
Definizione : “caratteristica per cui una persona è distinguibile dalle altre nell’affrontare in modo diverso sfide o comunque prove anche quotidiane - capacità di porsi di fronte ad una attività in modo del tutto differente rispetto alla maggioranza delle persone - segno di riconoscimento, fisico o mentale, che rende chi lo possiede unico rispetto a tutti gli altri “normali” – l’essere dotato di una non normale abilità per cui i “soliti” mezzi di comunicazione risultano poco idonei – l’essere unici in un ambiente costituito da tante persone tutte uguali” ; ora, partendo da questa definizione secondo voi stiamo parlando di chi ha una disabilità o di chi ha un talento? E’ possibile entro certi limiti descrivere entrambi nello stesso modo.  
TALENTO = ABILITA’ DIFFERENTE per…
DISABILITA' = ABILITA’ DIFFERENTE per…

Tutto questo ragionamento però non l’ho fatto certamente all’inizio del mio percorso come volontario che inizia nel 2007 ad Osimo, non potrei indicare quali siano realmente le motivazioni che mi hanno spinto ad avvicinarmi a questo tipo di volontariato, forse perché non si dovrebbe neanche avere una motivazione per fare quello che semplicemente dovrebbe essere una caratteristica dell’essere umano; ed ecco apparire anche il secondo termine “SOCIALE” (sociale agg. [dal lat. socialis, der. di socius, v. socio]) . – ; l’uomo non nasce per vivere in solitudine, l’essere sociale implica in tutti i mondi animali il relazionarsi tra individui della stessa specie e se è vero che noi tutti facciamo parte di una unica specie, quella umana, significa che per nostra natura non possiamo fare a meno di intrecciare rapporti con gli altri. Il mezzo per realizzare tutto questo, e vivere “sociale”, è uno solo: avere la voglia (e i mezzi) per comunicare con gli altri. La comunicazione è il mezzo attraverso cui la società si concretizza, avere l’abilità (il “TALENTO?”) di saper comunicare è la chiave per vivere bene; ciò non significa solamente essere in grado di trasmettere il senso compiuto di ciò che vogliamo dire, bisogna sapere anche capire quello che gli altri dicono a noi.
Quello che comprendi non può crearti diffidenza o paura, quello che comprendi è quello con cui puoi entrare in relazione.
Mi aspettavo, facendo il corso da volontario, di poter apprendere qualcosa in più che mi aiutasse a superare quella paura nei confronti di semplici estranei che mi capitava ogni tanto di incontrare in giro; il mio desiderio è stato realizzato e devo dire che ho imparato tanto, non solo sugli altri ma anche su me stesso.
Quando termina l’apprendimento teorico, dopo che tutte le istruzioni possibili ti sono state date arriva il momento della pratica con la domanda “e adesso? In che modo posso mettermi in gioco? Quali sono le mie capacità, le mie finora nascoste doti che posso mettere a servizio di chi ne ha bisogno? “
Non ci poteva essere risposta, non puoi sapere quello per cui sei più o meno portato, è facile sapere quello che a te piace fare, è facile immaginarti bravissimo in qualcosa o capacissimo di fare anche l’impossibile ma… sono gli altri che ti daranno la conferma necessaria.
Cosa so fare? Cosa mi riesci bene? Non so, intanto ci sono, eccomi … senza iniziare a camminare non ci si può dirigere da nessuna parte.
Quello che a me piace fare” è comunque un buon punto di partenza.
Mi piace l’arte in tutte le sue forme e guarda caso tra le attività proposte c’era anche un bel laboratorio teatrale, durante il corso da volontari ci hanno fatto vedere alcuni video di questo gruppo teatrale, forse magari un contributo che non fosse solo la presenza potevo anche darlo.
Se all’inizio la cosa che mi sembrava più importante era quella di ESSERCI fisicamente, far sentire la presenza, un po’ come un appoggio disponibile, un appiglio in caso di necessità (e continuo a pensare a questo come una cosa importantissima comunque), nel tempo ho cercato di avere un ruolo più attivo proponendomi anche per il FARE e non solo per l’ESSERE.
Da 8 anni faccio dunque parte del gruppo teatrale che si chiama “IL CANTIERE DEI SOGNI” e visto che tra le altre cose mi piace scrivere canzoni negli ultimi anni ho scritto alcune canzoni per i nostri spettacoli come per la TEMPESTA di Shakespeare che abbiamo portato in scena diverse volte sempre con successo e dove io ho avuto l’onore di suonare insieme a Milena che con la sua voce e il suo TALENTO dà senso a tanto di quello che io faccio, con Milena abbiamo poi suonato un’altra mia canzone nello spettacolo “SIAMO FATTI DELLA STESSA SOSTANZA DEI SOGNI” in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni della Lega. In tanti anni del nostro laboratorio abbiamo tutti avuto una evoluzione notevole, nel passato più o meno l’importante era esserne parte, oggi invece per ciascuno l’esserci è diventato naturale e scontato, il vero impegno preso è quello del fare tutti insieme e mettere insieme le capacità di ciascuno (TALENTI) per la riuscita collettiva (SOCIALE) di quello che tutti contribuiamo a far nascere e sviluppare. Lo spettacolo a cui stiamo lavorando ora “ORFEO e EURIDICE” è nato di comune accordo, sono stati consultati tutti i componenti del gruppo e si è fatta una votazione, ciascuno ha fatto le sue osservazioni ed il risultato, che sarà sicuramente ottimo, apparterrà a tutti.
Che forse siamo stati tutti contagiati? contàgio s. m. [dal lat. contagium, der. di contingĕre «toccare, essere a contatto, contaminare», comp. di con- e tangĕre«toccare»].
Tutte le parole possono avere diversi significati a seconda di come le usiamo, l’esempio più calzante è proprio la parola “CONTAGIO” che in genere viene usata in modo negativo, il contagio dall’altro lo si subisce e spaventa perché subito si pensa alla malattia, quel che viene dagli altri è sicuramente negativo; ma noi siamo fortunati perché possiamo scegliere e se siamo consapevoli di quello che vogliamo trasmettere e/o ricevere è a un buon contagio che puntiamo.
Tutti noi qui presenti abbiamo in comune un percorso formativo che inizia nel momento stesso in cui abbiamo iniziato a conoscere diverse problematiche comuni a tante persone, tutti noi abbiamo avuto e possediamo la stessa curiosità che ci spinge a non fermarci a quella che è l’apparenza delle cose ma piuttosto siamo spinti dalla voglia di capire e dalla voglia di fare.
TALENTO SOCIALE e CONTAGIO perché guardandoci ciascuno di noi sa di avere una caratteristica unica e particolare che sarebbe del tutto inutile e sprecata se non condivisa con chi abbiamo intorno, e chi abbiamo intorno aspetta solo di essere contagiato da quello che è un buon senso umano, niente più.

Siamo tutti foglie mosse dallo stesso vento - siamo foglie e mettiamo ali alle nostre radici