martedì 20 ottobre 2015

L’ESEMPIO E L’ESPERIENZA 
(riflessioni per una giornata di crescita)
La storia di ciascuno di noi passa attraverso un percorso fatto di tanti tentativi di imitazione a cui fin da bambini, fin da neonati, non possiamo sottrarci. Tutto quello che impariamo, che diventiamo, ha un suo inizio nel momento in cui non facciamo altro che imitare l’esempio di qualcun altro; noi stessi potremmo dunque essere definiti come il risultato di imitazioni. Un chiaro esempio : il linguaggio. Il nostro esordio con uno degli strumenti principali attraverso cui avviene la comunicazione è proprio l’imitazione del suono, che poi diviene parola e acquista il significato che da principio ci era del tutto sconosciuto. La crescita personale non può che passare attraverso l’osservazione e la mera riproduzione di quanto abbiamo in precedenza vissuto come spettatori.
Ecco l’esempio che il mondo circostante ci offre, un esempio che nostro malgrado saremo tentati di seguire, prima ancora di capirne il significato.
E’ questa una breve riflessione a dimostrazione di come l’esempio che ci è stato fornito (e torniamo a pensare all’essere umano come neonato) diverrà anche il futuro stesso nella nostra crescita.
C’è un ma, come in tutte le cose c’è sempre una giusta obiezione da fare; nella giusta maturazione di ogni essere umano tutto quello che si è vissuto come mera imitazione deve necessariamente essere “assimilato” e fatto proprio, lo sviluppo e crescita individuale avverrà anche attraverso la rielaborazione di quanto da noi osservato; ecco dove possiamo iniziare a parlare di esperienza : esperienza è fare proprio un esempio che, anziché essere riproposto tale e quale, sarà filtrato attraverso il nostro vissuto. Esperienza sarà dunque la capacità e il motivo per cui la vita che viviamo non sarà una semplice copia del vissuto di qualcun altro ma unica e solo nostra come a noi solamente compete la scelta di quali esempi scegliere, seguire e/o fare nostri.
Ho analizzato chi riceve esempi che saranno dunque formativi per una crescita e per una consapevolezza futura di quello che siamo; ci sono però responsabilità importanti di cui parlare e sono quelle di chi di tale esempio è l’artefice. Non è sempre detto che quanto noi facciamo sia destinato a chi abbiamo accanto a noi.
L’arte è un settore del tutto unico perché capita molto spesso che il messaggio contenuto non passa direttamente; chi produce arte, in ogni sua forma, dovrebbe essere consapevole che l’esperienza contenuta nell’opera d’arte sarà mostrata (anche questo è un esempio) a un destinatario sconosciuto.
Un libro, una scultura, una canzone, una poesia. e l’elenco sarebbe troppo lungo per citare le varie forme artistiche, viaggiano per loro natura senza il controllo di chi le ha prodotte e giungono a destino senza possibilità di sceglierne i tempi o i luoghi.
L’artista ogni volta che si fa mezzo attraverso cui l’arte si  manifesta dovrà avere coscienza che il suo è un esempio, e anche se non c’è spettatore nell’immediato prima o poi troverà il giusto usufruitore; non è dato sapere quando, come o dove ma qualcuno prima o poi sarà toccato da una forma d’arte e saprà che è stata creata anche, se non unicamente, per lui.
La domanda che la nostra esperienza personale continua dunque a porci ogni giorno non può che essere :
“Che tipo di esempio vogliamo dare?”
Grazie a Maria Lampa per la bellissima giornata e per avermi dato lo stimolo per fare qualche riflessione in più .



Io e Simona Tamantini impegnati con un valzer/ballata  

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ed eccoci alle prese con il tipico ballo marchigiano "il saltarello" con sul finale un chiaro invito al suonatore, il maestro Antonio Benigni, ad avere pietà di noi accorciando le strofe per arrivare alla chiusura, con richiesta di bombola di ossigeno finale :-) 

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