domenica 6 gennaio 2019


da "la ballata del carcere di Reading" di Oscar Wilde 

Io non so dire se la Legge è giusta o se la Legge è ingiusta.

So soltanto che noi languiamo abbandonati in carcere circondati da mura troppo alte, dove ogni giorno è lungo come un anno: un anno fatto di giorni lunghissimi.


E questo posso dire: che ogni Legge creata dall’uomo per l’uomo, dal tempo che il primo Uomo assassinò suo fratello ed ebbe inizio la pazzia del mondo, rende paglia il frumento e tiene in vita gli sterpi: allora si ingrandisce il male.


Ed anche questo so (vorrei che ognuno lo sapesse): ogni carcere è costruito dall’uomo con mattoni di vergogna e chiuso dalle sbarre, perché Cristo non veda come gli uomini riescono a mutilare anche i propri fratelli.

Con queste sbarre macchiano la luna ed accecano il sole. Forse è giusto che tengano nascosto il loro inferno: dentro avvengono cose che nessuno, non il figlio di Dio e non il Figlio dell’Uomo, avrebbe forza di guardare.

È mezzanotte nel cuore di un uomo, è il crepuscolo nella cella di un altro: ognuno nel suo inferno solitario gira un uncino o lacera una corda. Il silenzio lontano è più solenne del suono di una campana di rame.

Mai una voce umana s’avvicina per dire una parola di conforto. Lo sguardo che ci scruta dalla porta non ha pietà, impassibile. Da tutti dimenticati, siamo qui a marcire, sfigurati nel corpo e nello spirito.

Eppure ogni uomo uccide ciò che ama. Io vorrei che ciascuno m’ascoltasse: alcuni uccidono adulando, ad altri basta solo uno sguardo d’amarezza. Il vile uccide con un bacio e l’uomo coraggioso con la spada!


martedì 1 gennaio 2019

lunedì 5 novembre 2018

una recensione dell'album "La conquista" da :

Silvano Staffolani è una di quelle persone che mi piacerebbe davvero conoscere di persona. La sua etica punk è radicata e pura, l’impegno verso la musica è serio, volge sì lo sguardo indietro -con quel pizzico di nostalgia d’artista, di disillusione- ma è un sguardo che si riflette lucido anche nel presente. L’attaccamento alla tradizione, al folklore degli appennini marchigiani, alle cantilene voce e fisarmonica, sono elementi imprescindibili nella sua musica, nonostante un eloquente – e mai nascosto- background do-it-yourself.
La Conquista è un lavoro breve e folgorante, ove il passato ed il racconto popolare riemergono con la loro saggezza aggredendo un presente incerto, arido di nobiltà d’animo, ove la cupidigia s’espande come una silenziosa ma -socialmente- discreta pandemia universalmente tollerata.
E’ un cantautorato che ha radici lontane quello di Silvano Staffolani (già apprezzato su questo spazio con Abusivo): la tradizione contadina, la terra e le sue fatiche, non rappresentano solamente quel bagaglio di ricordi e di educazione, che decora con una certa eleganza retrò, ciascuna delle otto tracce di questo disco. Rappresentano piuttosto la bussola a cui affidarsi nei momenti in cui il presente supera qualsiasi folle (e forse distopica) aspettativa: dalle visioni orwelliane (post-social network) della tenebrosa La memoria, alla rilettura tutt’ora attuale e working-class di Factory (episodio colpevolmente minore di Bruce Springsteen).
Eppure l’allegoria medioevale, sia melodica che in alcuni lirismi, trova in brani come Arsita (Valfino al Canto) o ne La nostra aquila una quasi intatta matrice folk, senza bisogno di grossi arrangiamenti, toccando picchi di grande intensità durante l’esecuzione del traditional Fra giorno e notte. Tuttavia il tema centrale de La Conquista è un “riottoso” (quindi dichiaratamente punk) atto d’accusa all’ottusità diffusa verso i sentimenti basilari per una società moderna come la nostra: l’amore, il rispetto, la libertà d’espressione e la tolleranza assumono contorni spettrali, quasi fossero qualità rare, il cui nome appare svuotato dal concreto significato. Impassibile luna tocca esattamente queste corde, con briciole di un nichilismo senza rimorsi e un refuso finale speranzoso («il futuro dimenticato per poter diventare presente, il futuro potrà contare su chi è assente»), confermato peraltro dal timbro cupo dell’organetto (ripreso anche nella finale ed epica Una fotografia sbiadita), che traccia un solco emotivo piuttosto eloquente nella forma-canzone di Silvano Staffolani.
L’uomo con la sua fisarmonica non potrebbe mai essere rappresentazione fedele di quell’estetica punkeggiante che richiede (nonostante siano passati trent’anni) le solite stereotipate pose, posizioni ed sbiaditi slogan. Eppure Silvano Staffolani ribadisce anche ne La Conquista (rigorosamente autoprodotto), una vena sinceramente arrabbiata verso codesto esangue presente, trovando nelle ataviche semplicità e genuinità del folklore, la chiave di lettura originale per decifrare una quotidianità mai come oggi bisognosa di un monito e di un orientamento.
recensito da Poisonheart

lunedì 22 ottobre 2018

una recensione dell'album "La conquista" apparsa sul numero di ottobre 2018 della rivista "URLO" a firma di Giampaolo Milzi che sentitamente ringrazio.


domenica 21 ottobre 2018

per ascoltare e/o scaricare gratuitamente l'album basta cliccare sul titolo che segue / to play and/or download the album for free click on the following title 


buon ascolto / have a nice listening

La conquista

La conquista


domenica 7 ottobre 2018

La conquista di Silvano Staffolani è un album “Pensato” sul comportamento umano, non a caso l’album si apre con “la Memoria”, brano che analizza il comportamento individuale ed è un esempio di come non si può mentire a se stessi e che la coerenza è oramai una chimera, i pezzi di questo disco, sono poi “Incauto” che sottolinea la routine, ”La nostra Aquila”, brano di affetto e di forza reale che sottolinea la fine di tutto, sia pure di simboli forti, ”Arsita” è un connesso di sensazioni che riporta al brano la memoria, cosi come pure “Impassibile luna”, che è un ritratto soggettivo verso un simbolo storico, verso l’incognito, il tutto si chiude con la "fotografia sbiadita", che ricalca la linea guida del lavoro, nel brano, Silvano si diletta a fare il gioco alla fune tra passato e presente.
Temi che richiedono sonorità cupe, ma che voltano verso l’esplosione popolare, quale è lo stile di Silvano, che non manca di inserire appunto “Fra giorno e notte” un brano della tradizione popolare, in conclusione è un lavoro da ascoltare con serenità d’animo per gustarsi e meditare sulle nostre stesse contraddizioni e che il buon Staffolani, acutamente ha captato in questo suo lavoro, auspicandoci di “RICONQUISTARE” quella fratellanza, quella pace individuale e sociale che era fulcro nella vita d’un tempo, a cui bisogna riattingere, perché il consumismo e il benessere materiale, ci ha rubato.
- recensione di Gigio Ascoltautore Cavallon che ringrazio di cuore