lunedì 30 maggio 2016

“RADIO KILLED THE VIDEO STAR...ON MONDAY”
La rubrica “Radio killed the video star...on monday” si occupa di quelle radio (web-radio e fm-radio) che gratuitamente offrono spazio alla musica emergente / indipendente, nel tentativo di dare visibilità a certe sonorità per il solo piacere di farlo; con lo stesso piacere quest’oggi siamo in compagnia di chi già dal nome chiarisce subito le proprie intenzioni : Radio Emergenti.
La musica e la radio, da sempre (almeno per chi scrive) non può esistere l’una senza l’altra, c’è lo spazio (oggi come oggi sempre più virtuale) e c’è la materia con cui occuparlo (anche questa sempre più virtuale). Chi ha vissuto la storia delle radio private italiane fin dai loro esordi non può fare a meno di ricordare non solo alcuni programmi ma anche voci e canzoni che proprio alla radio ha scoperto per la prima volta, o le richieste di brani (perché le radio spesso erano l’unica fonte ove poter attingere per ascoltare quello che più piaceva, quando le radio erano ancora libere di trasmettere tutto ciò che volevano). C’è chi questo modo di concepire la radio continua a viverlo, con la certezza e consapevolezza che non può essere altrimenti, perché “l’altrimenti” non sarebbe fare radio ...sarebbe un’altra cosa; proviamo a parlarne con Ezio Baldi che di Radio Emergenti è il cuore e la mente.
Ezio grazie per aver accettato di raccontarci il mondo di Radio Emergenti perché di un intero mondo si tratta quando si parla di musica e di radio. Tu “ufficialmente” fai nascere l’idea di un programma radiofonico tutto dedicato alla musica emergente nel 2008, in realtà da quando e come sei entrato in contatto con il mondo della radio? Un amore a prima vista (ehm...a primo udito…) come suol dirsi?
Per prima cosa, grazie per l'opportunità di raccontarmi e di raccontare Radio Emergenti. Principalmente, tengo a precisare, nasco come musicista, dopo svariati cambi di strumento, prima chitarra, poi basso e infine, nel 1962 decido che il mio strumento sarà la batteria e avevo otto anni. Senza dilungarmi con le esperienze maturate (iscritto al ENPALS come musicista professionista, turnista per la Fonit Cetra, CDS (ora Sugar Music), DDD, Carlo Alberto Rossi e molte altre), ho abbandonato definitivamente la professione nel 1987; nel frattempo, era il 1974 mi avvicinavo alle prime “radio libere”, come speaker radiofonico,   continuando a frequentare l'ambiente musicale, ma senza parteciparvi attivamente come batterista.
Per te è più grande la passione per la radio o quella per la musica?
Ezio e gli esordi nelle radio libere negli anni settanta
Direi che è un legame indissolubile, amo fortemente entrambe, anche se ormai faccio attivamente solo più radio; anche se ho partecipato e partecipo, ad alcune produzioni musicali, come consulente in studio.
Torino, la tua città, da sempre è stata uno dei punti “cardinali” della musica indipendente prodotta in Italia, sede anche di etichette storiche che hanno saputo fotografare nel tempo realtà di tutto rispetto, anche se magari a volte rimaste al margine; sembrerebbe dunque una conseguenza naturale che anche le radio della zona avessero lo stesso interesse per queste sonorità, è andata così o il tuo programma ha rappresentato un esperimento (peraltro ottimamente riuscito) unico?
Torino è sempre stata culla di idee, non soltanto musicali, mamma del cinema, della radio, della tv e delle prime case discografiche; purtroppo, il marchio imposto di “bùgia nèn” (n.d.r.: non ti muovere; oppure, che non si muove) è decisamente calzante. Infatti tutte le varie realtà, sono migrate altrove, inclusi alcuni famosi marchi discografici. Perdonate questa auto polemica, ma è una provocazione che non potevo tralasciare. Tornando alle radio, vorrei fare una distinzione fondamentale, e non intendo tra radio fm e web, ma tra quelle commerciali e quelle di nicchia amatoriale. Le prime non si discostano dai grandi network, fanno radio per fatturare (non sarebbero commerciali altrimenti); mentre le seconde, seppur in fm, danno maggior risalto alle scelte musicali, spaziando nei generi e sottolineando quelle che sono le vere “novità musicali”, non dettate dalle major che acquistano interi palinsesti, o peggio, sono proprietari di network radiofonici.
Ezio negli anni ottanta
Tu hai vissuto il periodo in cui la radio fm era la fonte principale di diffusione della musica, in tutti i suoi generi, fino alla concorrenza della tv che ha affiancato e spesso sostituito la musica con i “video clips”. Oggi è possibile parlare di rivincita delle radio (web radio) sulla televisione e della musica sul video?
Sono stato uno dei primi a dirlo, quando negli anni '70 girammo, con una delle mie tante bands, un video promo musicale per Tv Capodistria: “Fare il 'filmato' (allora si chiamava così) di una canzone, è come spiegare una barzelletta... non ha senso!”. Tornando alla domanda; direi proprio di si, la radio, come un buon libro, da spazio all'immaginazione e ci permette di usare la nostra creatività, per visualizzare una storia unica e personale, ma anche sensazioni… emozioni.
Il mondo delle web radio presenta differenze sostanziali con quello delle radio fm; la prima che mi viene in mente sono i programmi in replica (podcast) che vengo ascoltati ancora di più di quelli in diretta (che invece sono il punto di forza nelle radio fm); cambia dunque il modo di usufruirne da parte dell’ascoltatore ma per chi i programmi li pensa e li realizza è cambiato qualcosa?
Anche in questo caso, cambia tutto in base al tipo di radio, come giustamente dici tu, ma anche da come la radio vuole coinvolgere; molte web radio sono una fotocopia delle radio commerciali, oppure sfruttano il filone dei talent show, per quanto riguarda il mondo dei musicisti emergenti. Personalmente ho creato svariati format radiofonici/televisivi, ma la maggior parte di questi sono stati modificati nella produzione; purtroppo tutto ricade nei tagli di meno costi e più profitti, tagliando completamente fuori l'ascoltatore/spettatore, inteso come essere umano e prediligendo il consumatore/acquirente.
Ezio con Eros Ramazzotti
Il mondo dei network radiofonici non sembra proprio essere interessato alla musica emergente, spesso ci sono identiche playlist, tanto da sembrare una imposizione degli editori più che una scelta di chi trasmette, tutto questo non avviene nel web dove anzi la differenza è un punto di forza. Una volta si scopriva un nuovo gruppo andando a sentirlo in un qualche concerto, adesso purtroppo la musica che si ascolta dal vivo nella maggioranza dei casi si compone di tribute band, il pubblico curioso non può che rivolgersi alle web radio e dunque: voi che tipo di riscontro avete dagli ascoltatori?
La realtà è che molte web radio, inclusa Radio Emergenti, hanno un notevole seguito, anche se decisamente frammentato, perché sono veramente tante, ma occorre tener di conto che, come nel nostro caso, esiste un rapporto molto stretto con l'ascoltatore, oserei dire di tipo familiare; un po' come le rime “radio libere”. Grazie alle nuove tecnologie, l'ascoltatore può scegliere brani con un sms, con Whatsapp, ed email; può anche dialogare con la diretta, tramite chat o Facebook e condividere cosa sta ascoltando. Radio Emergenti, su una media di oltre 5000 ascolti al giorno (non ascoltatori, ma ascolti, cioè quante volte gli utenti si collegano al server), abbiamo una media di 180 richieste giornaliere, via sms e una buona parte di queste, oltre il 70%, sono per musica emergente.
Dare la possibilità a chi fa musica di potersi far ascoltare, offrire questo spazio anche a chi non ha alle spalle etichette discografiche o grandi editori, rappresenta una forma di tutela e promozione culturale che andrebbe se non sovvenzionata almeno agevolata. Non sarebbe ora di considerare dei seri e importanti sgravi fiscali (esenzione siae ad esempio) a chi trasmette musica emergente?
Toccando il tasto SIAE, m'inviti a nozze, come si sul dire. Più che per il fatto di “dover obbligatoriamente” pagare il balzello, per l'inutilità di pagare e poi sapere che nessun musicista riceverà un solo centesimo di quanto abbiamo pagato; per il semplice fatto che non esiste un sistema di riscontro sui brani che vanno in onda... finisce tutto nel calderone SIAE. A parte questo, senza polemizzare ulteriormente, basterebbe che ci fosse concesso trasmettere qualche spot a pagamento, o avere sponsors nei programmi, continuando a pagare la SIAE come radio amatoriale (il costo della SIAE per trasmettere spot a pagamento è del triplo).
Con la rivoluzione di internet la possibilità di fare radio è estesa, in teoria, praticamente a tutti, non esistono vere e proprie regolamentazioni (non ci sono “frequenze” ormai tutte occupate come per l’etere), che sia questo un momento del tutto simile a quello vissuto negli anni della nascita delle prime “radio libere”?
Dal 2001, al 2008 sono stato direttore artistico di una radio fm torinese, ho utilizzato i primi softwares di regia automatica e proprio grazie a questa esperienza, ho deciso di fondare Radio Emergenti. Per alcuni mesi sono ritornato agli anni '70, quando le antenne delle radio libere erano nel sotto tetto della sede e tutto era sperimentale; ogni attimo di quegli anni m'è ritornato alla mente, trovare il sistema per uscire (trasmettere) con un segnale più forte, con un audio migliore, ma applicato alla tecnologia streaming.
Possiamo dire che attraverso il tuo programma nel corso degli anni hai visto non solo il mutare del modo di fare radio ma probabilmente anche un mutare del modo di fare musica e di presentarla, ho idea che oggi sia molto più presente il “do it yourself” e dunque autoproduzione rispetto al passato, che ne pensi?
L'evento della tecnologia mp3, tra le altre cose inventato da un torinese, Leonardo Chiariglione dello CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni di Torino), ha sicuramente dato una spinta alla promozione della musica emergente, incluse le varie piattaforme di diffusione (iTunes, Amazon, GooglePlay, ecc.), ma comunque resta il problema della promozione/diffusione della musica. Proprio la facilità con cui ci si può autoprodurre, ha incrementato la disponibilità, quindi la difficoltà per chi cerca; resta l'enorme scoglio della promozione/diffusione. A mio avviso, la diffusione tramite  mp3, non ha dato una grande mano ai musicisti, anzi molti restano decisamente penalizzati, per il semplice fatto che non possono investire in promozione. Tra le altre cose, occorre fare molta attenzione a chi offre “facile promozione”, naturalmente pagando soldoni; questi promettono invii dei brani/video a centinaia e centinaia di radio/tv... ma non è detto che queste li mettano in onda. Personalmente ho sempre rifiutato e continuerò a farlo, di accettare “donazioni” da queste agenzie, per acquistare passaggi a 5 centesimi; anche se mi offrissero 50 Euro, non accetterei assolutamente, per il semplice fatto di non esserne complice e rimanere coerente con la mia idea di libertà.
Il tuo giudizio sullo stato della musica emergente / indipendente di questi ultimi tempi?
Ezio con Paolo Beltramo 
Come ho già detto, una gran quantità di buona qualità musicale, con ottime idee, ma con troppe fotocopie di “big”, italiani e stranieri. Ne approfitto per un appello: “Per favore, scrivete e cantate in italiano”; avete mai ascoltato un inglese, o americano, che cantano in italiano? Ebbene, alle orecchie di un inglese/americano, la vostra pronuncia inglese è ugualmente ridicola, quindi lasciate perdere, per favore.
E’ ancora possibile fare una classificazione per “generi” nella musica o la contaminazione e il mondo globalizzato anche delle sette note hanno mischiato un po’ tutto?
Troppo sovente ricevo comunicati stampa che accompagnano brani, in questi si leggono di influenze di questo, o quel genere, etichettature che vengono date, molto spesso dalle agenzie di promozione/stampa, in base a esigenze di mercato, purtroppo date anche dal “copia e incolla”, ricevendone tante posso affermarlo. Trovo che la cosa più sbagliata sia proprio etichettarsi, voler indirizzare chi ascolta a qualcun altro già esistente; niente di più sbagliato, perlomeno per quanto mi riguarda. Poi, io personalmente, uso la regola del mio amico Tonino Borzelli, poliedrico Maestro partenopeo: “Quando senti troppe influenze, quando non riconosci i generi musicali… vuol dire che stai ascoltando qualcosa di nuovo”.
Chi volesse farsi trasmettere all’interno di Radio Emergenti che cosa deve fare? C’è un indirizzo a cui scrivere?
Preciso che non tutti i brani ricevuti vanno in onda, non solo per la qualità delle registrazioni, spesso troppo caserecce e/o in pessima presa diretta, ma anche per una selezione da parte del nostro Staff (potete vederlo sul nostro sito), che ascolta “tutti” i brani ricevuti, o segnalati e da il proprio benestare, dopo furibonde/divertenti discussioni. Comunque i brani, in formato mp3, possono essere inviati alla casella musica@radioemergenti.net , appositamente creata e capiente, per ricevere files di grandi dimensioni. Nella email accludere sempre: copertina del brano/album/ep, sito internet (o Facebook, YouTube, ecc.) e la liberatoria alla diffusione radiofonica standard (potete trovarla sul nostro sito, pagina Invia Musica), se il brano è depositato SIAE (rammento che la SIAE vieta la diffusione radiofonica, se non autorizzata dall'autore). L'inserimento in rotazione, o la nostra scelta di promozione giornaliera, sono completamente gratuite; ma se volete fare una donazione spontanea è ben accetta, anche se questo non influisce sulle nostre scelte.
E il tuo consiglio personale per chi si accinge ad inviarti qualcosa da farti ascoltare?
Sicuramente non inviarmi comunicati stampa, recensioni di altri  e soprattutto...
“Non chiedetemi di intervistarvi, il pubblico vuole conoscervi, ma ascoltandovi!”.
Avresti  un artista emergente da consigliarci e da andare subito ad ascoltare?
Ne avrei veramente tanti…ascoltateli su Radio Emergenti
Grazie Ezio per la tua cortesia e ora non resta che andare a sentire Radio Emergenti; per chi utilizza TuneIn dal cellulare basta cercare “Radio Emergenti” altrimenti da pc all’indirizzo www.radioemergenti.net troverete l’apposito tasto “clicca per ascoltare”
Aggiungo solo che su GooglePlay, digitando Radio Emergenti, potete scaricare gratuitamente l'App Android per ascoltarci.
Ancora tante grazie per la disponibilità e l'accoglienza.