lunedì 25 aprile 2016


“RADIO KILLED THE VIDEO STAR...ON MONDAY”
La rubrica “Radio killed the video star...on monday” si occupa di quelle radio (web-radio e fm-radio) che gratuitamente offrono spazio alla musica emergente /indipendente, nel tentativo di dare visibilità a certe sonorità per il solo piacere di farlo; con lo stesso piacere anche se con un po’ di timore, quest’oggi siamo in compagnia di una vera radio pirata: la Black Pirates Radio.
In realtà i pirati sono ben mimetizzati in mezzo a noi e a volte è difficile poterli distinguere, agli albori della storia della radio molte di quelle prime emittenti trasmettevano senza autorizzazione, in una sorta di sfida; da cui proprio il nome “radio pirata” come un vascello che naviga libero e sempre pronto a tentare l’arrembaggio agli ascoltatori che per caso (o volutamente) si trovino a passare dalle loro parti. Oggi, in mezzo ai “network” e alle grandi realtà industriali rappresentate dalle radio nazionali, chiunque tenta di diventare megafono per una voce diversa, fuori dal coro, diventa automaticamente pirata, proviamo con qualche domanda a capire se e quanto possono essere cattivi…
La storia di Black Pirates Radio assomiglia un po’ anche alle storia di una band musicale, quattro amici che si ritrovano (possibilmente in un bar) e discutono della passione che hanno in comune: la musica, solo che voi anziché suonarla la divulgate trasmettendola alla radio. Dunque non dietro uno strumento ma dietro un microfono, senza cantare peraltro ma con tanto da dire, ci raccontate l’emozione di parlare potenzialmente ad un pubblico sterminato attraverso il web?
La nostra storia assomiglia assolutamente a quella di una band alle prime armi che si arrangia con quello che ha. Inizialmente nel 2010 eravamo una web radio pirata di liceali, pirata a tutti gli effetti perché trasmettevamo senza autorizzazione fra le tante altre cose. Ha iniziato da solo il nostro Baldo DJ in regia, trasmettendo suoi mash up, rotazioni musicali senza parlato. Poi si è aggiunto Fillo come primo speaker, successivamente sempre ai microfoni Beltra ed infine io (Fede). Trasmettevamo dalla camera da letto di Fillo con quello che avevamo: poco spazio, un mixer, un computer, 3 o 4 microfoni, ma molto cibo che ci portava la nonna di Fillo. Nonostante le poche risorse materiali abbiamo coinvolto amici e band locali di ragazzi nelle puntate di Black Pirates Radio, in questo modo abbiamo avuto il nostro primo approccio con l’underground bolognese. Successivamente nel 2012 siamo venuti a contatto con radio Flyweb, radio web bolognese all’interno della Cisl, in particolare con il mitico direttore artistico Matteo “Teo” Cimatti, e abbiamo iniziato il nostro arrembaggio agli ambienti istituzionalizzati del sindacato. Black Pirates Invasion il nostro programma: niente politica, tanta musica, tutta indipendente, interviste telefoniche con band da tutta Italia e live unplugged in studio con le band locali. Ovviamente tanta ironia e intrattenimento, tutto sul web.
Bisogna necessariamente essere pirati per potersi appropriare di uno spazio nel mondo delle radio? 
Effettivamente per quello che riguarda il mondo delle FM credo che lo spazio proprio non ce ne sia ma nel web? Per come abbiamo vissuto noi il fenomeno radiofonico, la radio è web. Le limitazioni editoriali quasi non esistono, ognuno può dire quello che vuole con l’utilizzo di solo un computer e un microfono. Questa libertà di informazione assoluta e diretta certo può avere dei lati negativi quanto a qualità e contenuti delle varie emittenti, ma la parola ultima spetta poi all’ascoltatore: se piaci hai seguito, altrimenti gli ascolti mancano. I social possono essere un ottimo strumento di promozione anche per le radio web, non solo per le band. Quello in FM è un ambiente diverso in cui abbiamo avuto il piacere di lavorare, ma che di certo, inevitabilmente, pone dei limiti.
Arbi (Filippo Arbizzani) 
C’è una similitudine per quanto riguarda la possibilità di venire fuori e farsi sentire, sia per le web radio che per quella che viene definita musica emergente. A chi di voi quattro è venuta l’idea di promuovere la musica indipendente? Baldo (Alessandro Rovinalti), Arbi (Filippo Arbizzani), Beltra (Andrea Beltrame) e Arto (Federico Artoni) fammi capire: in che modo vi dividete i compiti? 
Ci è venuto spontaneo coinvolgere e pubblicizzare band locali in ambito studentesco sin dagli inizi. Io e Fillo ci occupiamo maggiormente del lato organizzativo, quindi contatti con gli uffici stampa, pubblicazione di contenuti sui social e gestione delle varie pagine, organizzazione delle puntate e delle interviste. Baldo è la mente tecnica, il deus ex machina, si occupa della regia e di tutto ciò che riguarda la trasmissione del programma. Con l’ingresso in radio Flyweb ci siamo trovati di fronte un ambiente con un indirizzo editoriale fondamentale di base: trasmissione di solo musica indipendente. Ci siamo trovati a nozze e siamo stati contenti di dare spazio e pubblicità a musica con poca visibilità.
Nel vostro programma riuscite a dare un bello spazio all’artista ospite con lunghe interviste, un modo per conoscere meglio i nuovi autori; che idea vi siete fatti di chi attualmente produce musica in Italia? 


Cerchiamo di dare maggiore visibilità possibile alla musica e all’autore, sia dal punto di vista musicale che per quanto riguarda il concetto e il contenuto che sta alla base del prodotto artistico. Nella giungla del panorama indipendente italiano ci sono molti ragazzi con tanta voglia di fare che hanno semplicemente voglia di suonare ed esprimere sé stessi. Molto spesso questo non viene considerato dai produttori, limitandosi al lato economico della vendibilità dell’artista.
Alcuni dei vostri intervistati sono già piuttosto affermati, secondo la vostra esperienza è più difficile intervistare il perfetto sconosciuto o chi è già relativamente famoso? 
Arto (Federico Artoni)
La difficoltà nell’intervistare l’artista di spicco sta solo nel timore reverenziale che inevitabilmente si finisce un po’ per provare, abbiamo conosciuto persone davvero disponibili e gentili: Roy Paci, Punkreas, Modena City Ramblers, Paolo Belli. Gli snob, gli arroganti o i fenomeni li abbiamo davvero dovuti contare sul palmo di una mano.
L’intervista impossibile (sempre rimanendo in tema di musica) che vorreste realizzare?
Ci piacciono molto i personaggi particolari e stravaganti. In ambito bolognese ci piacerebbe molto intervistare il mitico Beppe Maniglia o il discusso rapper Trucebaldazzi, anche il romano Richard Benson sarebbe un soggetto interessante. L’intervista da sogno: Roberto Freak Antoni degli Skiantos, purtroppo impossibile. Abbiamo provato a contattare anche Gianni Morandi, ma purtroppo non ci ha risposto!
Secondo voi ci sono dei generi musicali che si possono definire caratteristici di questi anni?
Baldo (Alessandro Rovinalti) 
Inevitabilmente la tecnologia influenza anche il modo di fare musica, l’ambito indipendente non è da meno. Le basi e le sonorità electro per esempio sono una costante del ventunesimo secolo. In ogni caso rock e cantautorato classico rimangono nonostante tutto. Va poi molto di moda l’indie, termine decisamente abusato, ma per intenderci citiamo su tutti i bolognesi de Lo Stato Sociale.
Le grandi radio sono sempre pronte a passare emergenti che vengono dal più sconosciuto angolo del pianeta (ehm…) ma difficilmente si occupano di quelli italiani...escludendo il fattore del ritorno economico possono esserci altri motivi secondo voi? La qualità che viene dal nostro paese è veramente così inferiore? 
Beltra (Andrea Beltrame) 
Trasmettere per la maggior parte artisti stranieri credo sia dovuto principalmente al fascino per l’estero. Abbiamo band e artisti italiani di qualità sicuramente non inferiore ad anglo-americani. Inoltre ce n’è veramente per tutti i gusti, le band italiane coprono davvero qualsiasi genere musicale: dal rap al rock, dal raggae al jazz, passando per il funky, il patchanka e il latin. Un fattore da non sottovalutare è anche la portata globale della lingua: con testi in inglese riesci ad allargare il tuo bacino di ascolto, cosa non possibile se si preferisce usare l’italiano. Personalmente però comprendo e appoggio i testi in italiano perché sono di immediata comprensibilità per l’ascoltatore.
Tramite il podcast le vostre trasmissioni possono essere riascoltate in ogni momento e da qualsiasi parte del mondo, una bella opportunità ed anche una bella responsabilità, vi è mai capitato di pensare “questa è meglio se la cancelliamo”? 
Il podcast è di un’utilità spaventosa! Se perdi la puntata la puoi riascoltare dove e quando vuoi su mixcloud, soundcloud, ecc. Non abbiamo mai cancellato nessuna puntata, anche se pietosa. Niente censure, tutto disponibile sin dagli albori del programma.
Federico Cimini con i pirati
Siae, copyleft, creative-commons...da pirati intenditori quale pensate possa essere la direzione per la libertà?
Più che direzione per la libertà crediamo sia da intraprendere una strada per l’equità: maggiori diritti e tutele per gli artisti. È veramente ingiusto che su una singola riproduzione di un brano su Spotify al musicista vadano solamente dai 0,006 ai 0,0084 dollari mediamente. A maggior ragione pensando a quante riproduzioni possa puntare un emergente. Quello delle royalties poi è solo una sfaccettatura di una situazione molto più complessa. Senza essere pessimisti, poi, c’è da dire che delle esperienze positive esistono: pensiamo alle licenze creative commons (anche se non diffusissime), ma soprattutto alle piattaforme di crowdfunding che permettono al musicista l’abbattimento dei costi di produzione e una maggiore sensibilizzazione dell’ascoltatore-mecenate.
Una web-radio come la vostra, nel presentare musica indipendente ed aiutando chi, molto spesso, produce musica per passione, ha una funzione sociale che - anche se non riconosciuta ufficialmente - riveste molta importanza dal punto di vista culturale, non sarebbe dunque sciocco poter pensare che vi debbano essere indirizzati fondi dallo stato o comunque sgravi che possano favorire la vostra attività, vi è mai arrivato un qualche segnale in tal senso?
Possiamo affermare per certo che a far radio non si campa, facciamo tutto da volontari, come hobby. Prevedere degli sgravi o delle agevolazioni per le web radio non sarebbe una cattiva idea, ma non credo sia fattibile al momento data la situazione economica.
Baldo (Alessandro Rovinalti)  con William Manera
Per la serie “adotta un emergente” ci consigliereste qualcuno da andare subito ad ascoltare?
Vi consigliamo assolutamente di andare ad ascoltare Federico Cimini, cantautore meridionale, oltre che un amico. In zona bolognese potete trovare altri due cantautori, William Manera e Tizio Bononcini. In ambito rock, io (Fede) vi consiglio di andare a sentire almeno una volta nella vita i Verdena.
Un contatto per chi volesse inviare del materiale da poter essere poi trasmesso? 
Inviate brani e una breve descrizione a blackpiratesradio@yahoo.it, siamo anche sui principali social (facebook, twitter, google+, youtube). Cogliamo anche l’occasione per invitarvi a venirci a trovare in studio a Bologna, in via Amendola 2, vicino alla stazione. Radio Flyweb è un progetto aperto a tutti, giovani e non, che consente anche a chi è alle prime armi con regia e speakeraggio di fare esperienza in studio e ai vari eventi live che organizziamo. Per qualsiasi informazione potete visitare www.radioflyweb.it e non esitate a scriverci all’indirizzo mail radioflyweb@gmail.com.
Avete una raccomandazione da dare prima che vi inviino i loro pezzi?
William Manera + Tizio Bononcini live alla radio
Chiarezza e sintesi, niente bio romanzesche o scherzose, brani registrati in qualsiasi formato. L’importante è che non siano registrati col cellulare.
Il modo migliore per ascoltare Black Pirates Invasion?
Collegarsi a www.radioflyweb.it ogni giovedì in diretta alle 20! Siamo in replica anche ogni domenica e martedì alle 16. Potete ascoltarci ovunque, radio Flyweb infatti è anche su TuneIn. Per podcast e altre informazioni passate dalla nostra pagina facebook www.facebook.com/BlackPiratesInvasion. Be pirates!


i quattro pirati



e ora ecco gli artisti che i Pirati ci hanno consigliato :

Federico Cimini

William Manera

Tizio Bononcini